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Rainer Maria Rilke

Rainer Maria Rilke

"Quando i singoli individui non sanno a cosa o a chi rifarsi, allora essi possono esprimere al meglio la propria identità vera"

di MONTI NARRANDO

di MONTI NARRANDO

I monti non è vero che chiudono l'orizzonte, anzi lo spalancano a ogni svolta, a ogni cima, e tutti i giorni tu ricominci il tuo viaggio dalla montagna nuova che ti sta di fronte.....(Carlo Alianello)

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Dove sorse Telesia

Il massiccio del Matese al di sopra della curva di livello dei 600 m forma una sorta di recinto chiuso con una superficie interna di circa 1000 Kmq. questo spazio è caratterizzato dalla presenza dell'omonimo lago e di quello artificiale di Letino, nonché di boschi, pascoli, ed innumerevoli sorgenti. Queste caratteristiche, XXIII secoli or sono ancora più spiccate di oggi, suggerirono ai Pentri di trasformare quel grandioso altipiano in un recinto inviolabile nel quale potessero con assoluta sicurezza e tranquillità risiedere le popolazioni civili e le loro masse armentizie. La realizzazione del progetto comportò l'interdizione mediante opportune opere difensive dei rari accessi dalle pianure esterne. Vennero erette perciò fortificazioni più o meno complesse ed articolate secondo la maggiore o minore vulnerabilità dei luoghi. Dell'intero sistema i massimi capisaldi sono senza dubbio quelli individuati sul monte Cila e sull'adiacente Castello Matese sovrastante Piedimonte Matese, nonché sul monte Acero e sul prospiciente monte Erbano sovrastanti Faicchio. quest'ultimo caposaldo si articola ulteriormente, come la foto aerea ben evidenzia, formando un vero catenaccio corrente dal San Pasquale all'Acero e la Rocca fino Pugliano sopra Telese. Proprio alla base di quest'ultima collina permangono i ruderi di Telesia romana.

Sanniti, Storia, Valle Telesina

Il Sistema Difensivo Sannita a Guardia della Valle Telesina

Penetrare nell’alta Valle Telesina significava per gli eserciti Romani poter giungere, marciando verso Est a Benevento, la Capitale del Sannio Irpino e da lì proseguire per la Puglia. Difendere la Valle ...

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Faicchio

Monte Acero

Il monte Acero si eleva isolato fino alla quota di 736 m sul livello del mare. La sua caratteristica forma conica non è, contrariamente a quanto ritenuto in passato, il frutto di un’intensa attività vulcani...

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La Gens Pontia

anfora con manici di colore brunito, presenta si presenta scrostata

Cratere con Manici di epoca sannita ritrovato a Telesia, custodito presso l’Antiquarium dell’Abbazia di San Salvatore Telesino

Nella città di Telesia, abitata prevalentemente da gente dedita all’agricoltura ed alla pastorizia, hanno avuto origine nobili famiglie che testimoniano il livello culturale raggiunto dalla città. Alcune lapidi, rinvenute a Telesia fanno esplicito riferimento alla “Gens Pontia.” Questo cognome si trova ampiamente citato durante le guerre Sannitiche. Tra i Ponzi vi è innanzitutto Gavio Ponzio, figlio di Gavio Erennio e della nobile donna sannita Didima, sommo duce sannita che nel 321 a.C. umiliò i Romani alle Forche Caudine ed al quale diversi scrittori antichi attribuiscono il cognome “telesino”. La maggior parte degli autori concordano nell’asserire che non solo i Ponzi, ma anche i Minuci, i Valeri, i Massimi, i Rufi, gli Enni ebbero origini telesine. La nobile famiglia dei Ponzi ebbe in Gavio Erennio Telesino, padre del famoso Ponzio, un autorevole rappresentante della cultura locale. Uomo definito da Tito Livio longe prudentissimus che, anche quando lontano da attività militari e civili per la sua avanzata età, continuava ad essere dispensatore di numerosi consigli, anche se talvolta inaspettati. La sua saggezza era riconosciuta da tutti i Sanniti: la leggenda narra come, in seguito alla vittoria delle forche Caudine, incerti sul da farsi dei prigionieri romani, i Sanniti chiesero consiglio ad Erennio. Secondo Cicerone, Erennio partecipò anche ad un simposio di dotti tenutosi ad Archita, dissertando brillantemente sulla virtù. Dalla lettura del passo ciceroniano la saggezza e la lungimiranza di Erennio, contrastano con la foga e l’intemperanza del figlio Gavio, Bellatur e dux dei Sanniti.

(i testi in home-page sono tratti dall’ opuscolo “Telesia e la sua Civiltà” – Telese Terme-2006 curato da Emilio Bove)

Telesia Colonia Romana

bronzo con armi su blocco di legno

Statuetta di Ercole proveniente da Telesia Museo del Sannio (BN)

In seguito alla occupazione di quinto Fabio Massimo, Telesia divenne colonia romana. La città acquistò nuova floridezza ed una propria organizzazione sociale. La colonia di Telesia venne dedicata al mitico Ercole, eletto quindi a nume tutelare della città. Alcune iscrizioni hanno reso possibile la conferma di questo culto ed hanno svelato alcuni aspetti della vita sociale all’interno della città. Molte iscrizioni sono state raccolte e sono custodite nell’Abbazia di San Salvatore Telesino. Da esse si evince come l’amministrazione a Telesia era retta dai Praetores Duoviri, questi affiancati dagli Edili e dai Questori, erano a capo di una nobiltà terriera definita: “Ordo Splendissimus Telesinorum“. Durante le guerre sociali tra Mario e Silla si schierarono con Mario partecipando con un loro esercito contro Silla. Il condottiero, ancora una volta fu Ponzio Telesino, discendente del protagonista delle Forche Caudine. Nell’87 a. C. la battaglia si concluse con la vittoria di Silla ed un massacro senza precedenti. Oltre 50 mila soldati morirono sul campo di battaglia ed ottomila prigionieri vennero trucidati senza pietà. Lo stesso Ponzio Telesino morì in battaglia.

Annibale a Telesia

Annibale ha la corona e il volto rivolto a sinistra

Busto di Annibale ritrovato a Capua Museo Archeologico di Napoli

Annibale Barca uno dei più abili audaci e prestigiosi condottieri dell’antichità, dopo aver attraversato con gli elefanti le Alpi innevate ed aver battuto i Romani al Trasimeno, nel giugno del 217 a.C. si diresse verso l’Italia Meridionale. Attraversando il Monte Erbano, fiancheggiò le falde di Monte Acero per evitare lo scontro frontale con l’esercito romano situato sull’alto Matese. Giunto nella Valle Telesina, occupò la città di Telesia che, pur essendo priva di cinta muraria rappresentava in importante centro opulento sul piano economico e strategico sotto l’aspetto militare per la conquista della Campania. Annibale diresse, quindi. il suo esercito alla conquista della Puglia e, nell’autunno del 216 a. C., dopo la battaglia di Canne, ritornò nuovamente a Telesia. Stavolta gli abitanti non opposero resistenza né fuggirono sui monti, ma ricordandosi di essere stati in passato fieri avversari di romani, si schierarono apertamente con i cartaginesi. Per circa due anni il generale punico rimase nel territorio telesino costringendovi le legioni romane ed allentando la sua morsa su Capua. Nel 214 a. c. Caio Fabio Massimo detto il “Temporeggiatore”, occupò la città di Telesia, rea di essersi schierata con il generale punico, mettendola a ferro e fuoco per ricondurla sotto la podestà di Roma.

La Cinta Muraria

dalla pianta odierna alla pianta del Quilici

La fortificazione perimetrale di Telesia appare quanto mai irregolare ed originale, lontanissima dalla concezione romana, a differenza della tecnica muraria che è classica opera quasi reticolata. La concezione delle mura non è applicata omogeneamente, ma risulta più complessa in corrispondenza dei settori più vulnerabili, non protetti dai corsi d’acqua limitrofi, che pertanto risultano meglio conservati. La murazione di Telesia appare scandita, come le altre coeve da torri: ma qui termina l’analogia. Le cortine intermedie infatti sono concave, propriamente dette a mesopirgi, mentre le torri appartengono a due diverse tipologie, rispettivamente a pianta esagonale la prima, a pianta circolare la seconda. Questo tipo di  fortificazione avrebbe reagito attivamente in ogni direzione ed in ogni dimensione, priva in ciò di analogie nell’intero Impero Romano sia precedenti che future, fenomeno unico per una fortificazione del I sec. (Le Mura dell’Antica Telesia di Emilio Bove)

La Moneta di Telesia

Moneta di Telesia datazione 265-240 a. C.

Durante gli ultimi decenni del IV sec. a.C. si avviò, presso le popolazioni italiche, l’uso della moneta coniata. Tale fenomeno non si verificò contemporaneamente nei vari ambiti territoriali ma andò attuandosi a seconda delle dinamiche interne alle comunità ed ai contatti intercorsi con l’esterno. L’influenza della tradizione e della cultura ellenica presso i popoli campano-sannitici consentì a tale comunità di migliorarsi anche nel campo della fabbricazione delle monete. Le loro legende erano sempre scritte in osco, la lingua parlata in tutta l’area etnica sannitica. Le monete venivano coniate sia per fusione, introducendo del metallo fuso in uno stampo di terra refrattaria recante in incavo l’impronta del pezzo da fondere, sia per coniazione per mezzo della quale sul conio era l’impronta del pezzo da riprodurre. Il conio principale era quello fisso e raffigurava il dritto della moneta mentre l’altro, mobile, era tenuto da una tenaglia. Molte città del Sannio e del resto della Campania osca cominciarono a battere monetazione propria sin dal IV sec. a. C. L’antica città di Telesia non fu meno importante di altre città fornite di zecca. L’unico esemplare conosciuto e riconducibile alla Zecca di Telesia è stato ritrovato a Cales l’attuale Calvi Risorta nella prima metà del 1800. La moneta fu posseduta dal nobiluomo Santangelo di Napoli, il cui fondo arricchì, dopo l’Unità d’Italia, il Medagliere del Museo Archeologico di Napoli ove è attualmente custodita. Il reperto è di tipologia obolo campano mentre il suo etnico è in alfabeto osco retrogrado. La moneta raffigura sul dritto la testa di Minerva con elmo corinzio volta a destra e, sul rovescio, un gallo in piedi volto a destra, dietro astro e scritta in lingua osca TEDIS o TEISIS.

Morte di una Città

torre a pianta rettangolare in mattoni di colore ocra

Torre longobarda a Telese Terme

Nella primavera del 568 oltre 300 mila combattenti, con mogli, vecchi e bambini valicarono le alpi giulie per penetrare nell’ Italia settentrionale. alla loro guida vi è Alboino, re longobardo più di nome che di fatto e che verrà ucciso all’indomani della presa di Pavia. L’espansione longobarda proseguì nel mezzogiorno fino a raggiungere Benevento. Fondatore del ducato meridionale di Benevento è Zottone, nominato duca personalmente da Autari, terzo re longobardo. La città di Telesia, appartenente al ducato beneventano, subisce così anch’essa la presenza dei nuovi padroni. alla morte di Arechi II, principe di Benevento, una lotta intestina per la conquista del potere, promosse l’entrata in guerra di guerrieri saraceni.

Nell’autunno dell’846 l’emiro Abu Mashar assediò Telesia, troncando la conduttura del suo acquedotto. L’anno successivo (847) un disastroso terremoto completò l’azione distruttrice dei saraceni. Da questo momento Telesia è teatro delle scorribande di Khalfun (nell’850) e di Mofarag ibn Salem (nell’852). Nell’856 il condottiero Sawdam al-Mazari, terzo emiro di Bari, occupò Telesia che rimase alla mercè dei saraceni per oltre tre anni. In seguito a quest’ultima devastazione iniziò la diaspora che si concluderà con il progressivo abbandono dell’antica città, con la nascita della Telesis Nova e dei Casali di Telesia. Dalle ceneri dell’antica Telesia originarono così i nuovi centri abitati che porteranno per sempre il segno dell’appartenenza alla civiltà telesina. (Il Casale di San Salvatore Telesino)

 

 

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