Amore Brigante - Telesianarrando

Amore Brigante

Michele Di Vico

Nato a Telese Terme il 6 aprile 1956. Ha conseguito la laurea in Filosofia, presso la ‘Federico II’ di Napoli. Ha insegnato per diversi anni Italiano e Storia nella provincia di Bergamo. Oggi è docente di Materie Letterarie presso il Telesi@ di Telese Terme. La sua passione per l’insegnamento della storia, soprattutto locale, lo ha portato a pubblicare con la Lume di Benevento la sua prima opera “Streghe e Cavalieri nel Sannio del Trecento”.

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Michele Di Vico ha pubblicato per la prima volta un dramma storico, “L’amore Brigante” con la casa editrice 2000diciassette. Il lavoro è diviso in due parti, una prettamente teatrale, dove sono presenti elementi drammaturgici descritti con una tecnica che trascina il lettore attraverso ambienti e sensazioni.

Chi legge fa i conti con le emozioni di un’epoca complessa e sacrificata.

La fame, il dubbio, la paura, la repressione… elementi che non sfuggono all’autore e che, allo stesso tempo, generano una catarsi nel lettore. La seconda parte è storia pura, che lo scrittore, con certosina coerenza, ha ricercato in varie biblioteche. Non c’è faziosità, i fatti sono raccontati così come accaduti.

Il 7 agosto 1861, i briganti di Cosimo Giordano occupano Pontelandolfo e Casalduni in provincia di Benevento, proclamandovi un governo provvisorio. Tre giorni dopo un commando composto da quaranta soldati e quattro carabinieri, inviati ad appurare la portata della sommossa, vengono uccisi dai briganti e da alcuni abitanti del posto. Il generale Enrico Cialdini, appresa la notizia, invia due reparti. I cittadini di Casalduni, avvertiti, riescono in gran parte a mettersi in salvo; quelli di Pontelandolfo, colti di sorpresa, saranno brutalmente uccisi e le case del paese incendiate.

Il brigante è stato tale prima, durante e dopo l’Unità. Ci sono diverse interpretazioni sui briganti che potrebbero andare bene perché il fenomeno è complesso, si pensi solo alla dicotomia brigante/patriota! Egli, tuttavia, non è il patriota. Sicuramente alcuni tra loro hanno veramente creduto e davvero sono stati fedeli agli ideali dei Borbone ma ho individuato quasi sempre gli stessi topoi (elementi tematici o stilistici ricorrenti) all’inizio delle loro attività di brigantaggio: vendetta e onore da salvare. Non c’è da parte del brigante una vera e propria presa di responsabilità politico-ideologica dell’individuo rispetto alle istituzioni ma una scelta sempre di opportunismo. Questo a causa, soprattutto, di un retroterra culturale molto basso. La loro reazione è istintiva, non meditata o di tipo ideologico. Non ci sono né un semplice ragionamento di tutela dei diritti da parte di un monarca rispetto ad un altro, né una presa di coscienza delle masse, perché la ribellione si rivolge a tutti coloro che potevano essere derubati, aldilà delle loro posizioni filoborboniche o filopiemontesi.

Dramma e realtà storica insieme. Il pregio della chiarezza. Il “rito” invisibile di un’ instancabile coscienziosità fino all’esito finale. Dati storici, sociologici e drammatici raccontati attraverso codici che restano reperibili e non giunti attraverso messaggeri inferiori, della cui buona fede si è sempre portati a dubitare. L’autore, Michele Di Vico, ci parla del cuore ancora pulsante di Casalduni e Pontelandolfo, dei briganti e delle loro storie, del Sannio e dei suoi massicci montuosi, di vicende che hanno bisogno ancora di ” verità”. L’intensità drammatica delle scene ci proiettano in un meccanismo storico senza pari, ove regna l’integrità del “ vero”. La “ vergogna” mista all’orgoglio” di una “ nudità” storica.

L’ immagine in evidenza è stata tratta dal  Trailer “L’amore brigante a colori” 

Cerreto Sannita

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