Dal Mistero del Tempio all'etimologia di Cerreto - Telesianarrando
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Dal Mistero del Tempio all’etimologia di Cerreto

Claudio Conte

Nato a San Salvatore Telesino l’antica Telesia in provincia di Benevento nel 1970. Biologo, vive a TeleseTerme e nutre una grande passione per la natura e la storia della nostra terra, il Sannio. Queste passioni si fondono in lunghe escursioni in montagna che ancora una volta si ergono come ultimo baluardo a difesa della nostra storia raccontandoci di essa e delle antiche tradizioni dei suoi abitanti che una volta furono anche quelle di tutti noi.

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Il Tempio di “Madonna della Libera” si trova in un paese dal nome Cerreto, che nell’etimologia del proprio nome Cerr-eto contiene la stessa radice della divinità agreste Cer-ere latina (da cui il nome cereali) o Kerr-es italica.

Nel 496 a.C per ordine dei Libri sibillini, che i romani avrebbero  acquistato dalla famosa Sibilla Cumana, la triade delle divinità greche Demetra, la figlia Kore e Diòniso furono trasposti nei nomi latini rispettivamente in: Cerere, Persefone chiamata anche “Libera” e il Dio Libero.

La Dea Libera divenne così la Dea latina corrispondente a Persefone regina dell’Ade durante i 6 mesi invernali e contemporaneamente, nei 6 mesi successivi era l’omologa Kore dea della primavera e dell’agricoltura. Sembrerebbe quindi possibile che, il “culto della Madonna della Libera si sia sovrapposto a quello della dea pagana “Libera” correlata al culto principale della madre Cerere alla quale il Tempio era dedicato.

Ricostruzione del Tempio realizzata dall'arch. Morone

Ricostruzione del Tempio realizzata dall’arch. Morone

Queste considerazioni scaturiscono dal fatto che Il culto di Cerere è inscindibile dalla figlia Libera in quanto la terra non darà frutti se non quando la dea Libera non risalirà dal Regno dei morti. Cerere non può far fruttificare la terra se non quando ella tornerà a gioire insieme alla figlia Libera.

Supporre che il tempio di Cerreto sia stato votato a Cerere risiede anche dalla presenza di molte coincidenze toponomastiche descritte di seguito:

La prima considerazione è che il Tempio si trova in un paese dal nome Cerreto, che nell’etimologia del proprio nome Cerr-eto contiene la stessa radice della divinità agreste Cer-ere latina (da cui il nome cereali) o Kerr-es italica. Particolare è la coincidenza che il luogo in cui fu trovata la tavola di Agnone fosse presso il Monte Cerr-o dove probabilmente si trovava il Recinto sacro e il santuario dedicato Cerere , dove oltre alla dea venivano venerate anche altre divinità principalmente cer-ealicole.

Inoltre c’è una chiesa della Madonna della Libera in Abruzzo e precisamente a Pratola Peligna in provincia dell’Aquila, che si trova alle falde del Monte «Cerr-ano» nome anch’esso ricollegabile etimologicamente ad un antico culto di Cerere. Le coincidenze dei due culti delle Madonna della Libera di Cerreto Sannita e quello presso Monte Cerrano di Pratola Peligna, mi fanno supporre che entrambi abbiano sostituito una precedente devozione alla Libera pagana, dea agreste della fecondità, venerata spesso insieme alla madre Cerere come avveniva ad esempio in tutta quella che fu la Magna Grecia. Il nome di Cerreto quindi, potrebbe derivare proprio dal culto di Cerere e l’attuale chiesa della Madonna della Libera si ricollegherebbe all’antico culto di Libera che, in tutta la Magna Grecia, rappresentava Kore la «Dea della primavera».

“Io sono Kore: la giovinezza, l’innocenza, la leggerezza. Sono la Dea del Fiore, una stagione nella natura e nella vita di ogni donna. Io ho conosciuto l’oscurità dell’Ade, ho assaggiato i chicchi della melagrana ritrovando così il mio nome: Persefone, la Terribile,Silenziosa Signora del Regno dei Morti. Solo dopo aver varcato la soglia del buio, traversato il mondo delle ombre, posso risalire alla luce tenendo fra le mani la sacra melagrana, simbolo dell’eterno ritorno” (Omero).

 

La trasposizione di Libera da Kore, compiuta dai romani, potrebbe collegare il toponimo del luogo dove sorge il tempio, chiamato «Campo Dei fiori» proprio alle qualità caratterizzanti principali della dea, quale l’essere la portatrice della primavera e dei fiori.

Ma c’e’ un ulteriore particolarità riguardo l’orientamento atipico dell’antico Tempio.

Abbiamo visto, nell’articolo precedente, che esso è orientato alla stella Spica esattamente alla mezzanotte del 7 Marzo, giorno della Levata acronica della stella e che, quella data, probabilmente poteva segnare l’inizio del periodo della semina dei cereali.

Potrebbe inoltre essere plausibile l’ipotesi che in quel giorno, o meglio quella notte fra il 7 e l’8 Marzo e forse anche per qualche altra notte successiva, si accendessero dei fuochi «sacri» con funzione certamente religiosa, ma anche allo scopo di avvertire le popolazione delle valli sottostanti, della venuta della Dea «Libera» e di conseguenza della ripresa fruttificatrice della madre Cerere che avrebbe ridato fertilità ai campi e quindi segnalava l’inizio dei lavori per la semina. Quei fuochi sicuramente sarebbero stati visibili a chilometri di distanza dal Tempio, ma credo che principalmente dovessero essere osservabili al villaggio oppure ai villaggi, ai quali il tempio era di pertinenza. Quindi probabilmente il nucleo “urbano” sannita principale, la Cerreto originaria potrebbe trovarsi lungo l’azimut del tempio di Cerere.

Ebbene se si prolunga la linea dell’orientamento del Tempio lungo il suo angolo di 162°, essa intercetta esattamente un luogo speciale per la storia di Cerreto, ovvero la Cerreto Vecchia, la città che si ritiene fosse stata fondata nell’XI sec dagli “esuli” di Telesia costretti ad abbandonare la propria città distrutta dalle contese delle dinastie normanne sul meridione d’Italia.

orientazione_tempio

La Cerreto Vecchia venne successivamente rasa al suolo dal tremendo sisma del 1688 e poi ricostruita in un altro luogo poco più a valle e che costituisce l’attuale e bellissima città di Cerreto Sannita. La coincidenza fra l’orientamento del Tempio e la Vecchia Cerreto, potrebbe anche suggerire l’ipotesi che la fondazione nel periodo normanno di quella città, altro non è che una ri-fondazione sulle vestigia di un centro “urbano sannita” preesistente e che quel luogo conservasse il toponimo originario di Cerreto in quanto ricordo del villaggio  sannita votato al culto della dea Cerere.

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