Discorso del Cav. Davide Lupo - Telesianarrando
Menu

Discorso del Cav. Davide Lupo

Share
LE ACQUE DI TELESE estratto dal discorso del Cav. Davide Lupo in occasione dell’apertura dello stabilimento JACOBELLI Napoli 1867

Eran ligati di grande affetto al natio terreno gli esuli Telesini però, né poterono, né seppero allontanarsi dal loro sventurato paese, e novellamente si posero a riedificarlo, e per ben altre tre volte lo riedificarono e per altre tante fu distrutto, saccheggiato.
Ma era già per iscoccare l’ora della sua perfetta distruzione. Né più doveva avere a fronte un nemico potente, ma debole, non i latini, né i barbari dovevano più movergli guerra.
Era la potente, la immensa la disquilibrata forza della natura che dovea distruggerlo.
Era la mano dell’Eterno che l’annientava.

Toccava appena il suo colmo la notte del 9 settembre del 1349, ed era il Cielo sereno tempestato di Stelle, e l’argento della luna pioveva a dovizia sulle romantiche ed inargentate crespe del Matese, del Montepugliano e del Montacero.
Dormivan tutti i Telesini il placido sonno della sicurezza, e per le campagne non altro s’udia che il melanconico sussurrar delle acque del Calore e del Titerno, il modular soave della capinera ed il malaugurato lamento del gufo notturno, quando incredibilmente forte la terra da’ suoi cardini tremò, e scosse talmente le fondamenta della povera Telese e di altri vicini villaggi e Città che a stento di esse ne rimase la memoria.

Tale avvenimento segnò l’epoca dell’ultima desolazione per questa città che d’allora in poi non è più risorta e conta appena pochi coloni in vili tuguri. Fu allora che questa terra divenne ricetto di moltissime sorgenti minerali, di mofete e d’innumerevoli sprofondamenti. All’oriente di Montacero avvi una catena di verdeggianti colline che si unisce alla montagna di Cerreto. Tra queste si distingue il monte Pugliano, ammasso di pietra calcare, il quale nel suo perimetro contiene quattordici sprofondamenti inacessibili e di profondità esterminate che volgarmente son chiamati puri, invece di putei.

doline

I Puri di Monte Pugliano (foto di Sergio Verrillo Agosto 2016)

Rasentando la meridionale falda dello stesso monte Pugliano, sorgenti copiose d’acqua minerale per indole e per natura diverse vediamo, ed all’occidente di esso in special modo, da una voragine ne sgorga impetuoso un gran volume.

E’ freddissima la sua temperatura, è pesante, insipida al gusto, è limpida, colora di nero le pietre ed i massi su per i quali trascorre, ché di selenite o solfato calcico, è sopra- caricata, abbenché i naturali del luogo la ritengono ancora ferrugginosa.

Su per lo stesso piano camminando in direzione orientale, altre diverse sorgenti si vedono dalla spuma bianchiccia pel loro rigoglioso ribollimento, che si addensa in selenite galleggiante tendente al verdognolo che non piacevole odore di solfo tramanda. Son queste le acque solfuree attivissime in che noi oggi con tanti salutari auspici ci bagnamo, e quelle capricciose incrostazioni che su per i giunchi, su l’alghe, sulla tifa, soli vegetali che allignano lungo il corso e dove tali acque per poco ristagnano, sono deposizioni di zolfo, e terra calcare. Eccoci dunque a parlare di queste mirabili acque. Sarò brevissimo……………………..

terme_jacobelli_telese

Acque solfuree delle Terme Jacobelli

Ciò posto, inutil cosa sarebbe qui ridire delle azioni medicamentose di ciascuno elemento intrinseco in dette acque, essendo a voi, insigni professori, illustri maestri della scienza medica ben note ed a voi egregi cittadini ancora alquanto conosciute (1). Vediamone invece i fatti – son questi i testimoni veri, son questi gli argomenti d’assicurazione i più validi perché incontrastabili.

Eccole centinaia d’infermi d’erpete ribelle, fatti ludibrio nelle loro carni, annualmente guariti. Ecco quell’infelice dal temperamento linfatico, scorbutico, scrofoloso preda di molteplici disordini viscerali, debolezza, insufficienza, inerzia digestiva trovare il suo ristoro, la sua guarigione in questi bagni.
Lo scabioso, l’emorroidario, l’artridico inveterato, il sofferente anchilosi, reumatalgie, sciatica per pura nevrosi eccoli uscire sani ed agili dal lavacro potente. Le recenti affezioni ostruttive ne visceri, le malattie nefritiche per calcoli, arenole e per la mocciosa della vescica interessata ne risentono immenso giovamento.
Le paralisi ed in special modo le periferiche, il tremore, la nevrosi ganglioniche, la tabe meseraica, la rigidità muscolare, tumori linfatici, scrofolosi, ostruzioni del fegato, della milza, del pancreas, la bleneorrea annosa, e catarri uterini, vescicolari ecc. e qualunque fatto da poca attività nevrostolica dipendente, trovano i più efficaci i più incredibili felici risultati in questi bagni.
Oh! Se a voi fu dato meravigliarvi o signori in vedere per ripetuti anni, dalle sole malattie esterne cutanee, tanti infelici, preda di si schifosi mali, da avere la faccia ed il corpo tutto pieno di manifestazioni erpetiche con la forma ora di macchie ora d’ulcere, e di piaghe, guariti, quanto vi meravigliereste maggiormente se foste appieno informati, come occasione d’esserlo io per parecchi anni, delle guarigioni di tante altre malattie interne e le quali, si sperava indarno la guarigione?

A tanta ricchezza di effetti salutari naturale sgorgo delle acque, altri immensi s’accoppieranno quando, a’ doni della natura quelli dell’arte s’uniranno. Ed è ben felice quella ricca naturalmente d’immensi germi produttivi, ma pigra nella riproduzione per mancanza d’immegliamento, trova chi, preso d’immenso affetto per essa, cerca tutti i mezzi come la natura si palesi nella sua pienezza produttiva, e l’arte nella sua altezza modificatrice. A che giova un tesoro di miniere, a che un’abbondanza di sorgenti medicinali, quando manca l’artifizio, non si trova un uomo che ne fa gran pro per lui e per la società? ………………………………………………

Era dunque scritto che tu o Telese, grande un giorno per le tue gesta, nomata pel tuo eroismo, e poi distrutta e dimenticata, oggi dovevi essere rinomata per le tue acque salutari? Dovevi essere anelato rifugio dell’umanità languente?

E tu allora o non degenero figlio del Sannio, traendoti passo passo sul tuo bastoncello a confortarti all’ombra della vicina e robusta quercia, salutato e benedetto sarai dagli infermi bagnanti in questo magnifico stabilimento, e ti compiacerai dell’opera tua. E quando, dopo lunga stagione, le ossa tue fredde dormiranno sotto la ricca ed ombrosa ombra d’un cipresso taciturno, nelle sere d’estate, in questo luogo, al patetico sussurrar delle fronde si uniranno i sospiri de’ canuti villani, padri della villa, che al suon dell’avemaria pregheranno pace allo spirito dell’uomo dabbene, e raccomanderanno la sua memoria a quella de’ loro figli a’ quali incessantemente diranno: Egli fe innalzare queste mura salutari; per lui il nome di Telese suonerà caro dall’Alpi all’Adriatico, dalle lagune al Tevere.
Oh sia benedetto!

(1) Il Cav. Achille Jacobelli per tale circostanza avea invitate tutte le autorità della Provincia – Prefetto, Sottoprefetto, Consiglio Provinciale, non che moltissimi distinti Medici ed egregi Scienzati di Napoli e Provincia.

Arti Grafiche “Don Bosco” Telese

fonti fotografiche: pg facebook QUESTA E’ TELESE

Share

Comments are closed.

Translate »