Il Mistero del Tempio di Cerreto Sannita - Telesianarrando
Menu

Il Mistero del Tempio di Cerreto Sannita

Claudio Conte

Nato a San Salvatore Telesino l’antica Telesia in provincia di Benevento nel 1970. Biologo, vive a TeleseTerme e nutre una grande passione per la natura e la storia della nostra terra, il Sannio. Queste passioni si fondono in lunghe escursioni in montagna che ancora una volta si ergono come ultimo baluardo a difesa della nostra storia raccontandoci di essa e delle antiche tradizioni dei suoi abitanti che una volta furono anche quelle di tutti noi.

Share

Il Tempio di Cerreto Sannita “Madonna della Libera” e il mistero del suo culto: la soluzione del potrebbe essere scritta tra le stelle

Il Tempio italico di Cerreto Sannita (BN) è un tempio molto particolare, situato a circa 560 metri di quota, è incastonato alle pendici del Matese Sud Orientale. Ponendosi all’ingresso del tempio, con le spalle al portone dell’attuale Chiesa della Madonna della Libera, costruita sui suoi ruderi, vediamo ad ovest il Monte Cigno ed a Est i monti che dominano e separano Cerreto da Morcone.

madonna_della_libera

Di fronte si vedono non troppo lontano, il Massiccio del Taburno-Camposauro e le colline che dal Tempio, degradano fino alla Valle Telesina nella porzione dove essa comincia a stringersi  fra il Taburno e la montagna di Guardia – San Lupo, prima di aprirsi nuovamente alla fine del Taburno in direzione di Benevento.

Il Tempio ha un orientamento unico fra quelli italici, il suo Azimut, ossia l’angolo che si ottiene tracciando una retta immaginaria parallela alle sue pareti più lunghe e passante per il centro del tempio è pari a 162°, molto più vicino al Sud rispetto a tutti gli altri templi italici noti, per i quali l’orientamento varia dai 100° di Pietrabbondante (IS) ai 158° di Vastogirardi (IS).

Ma il vero mistero e lo scopo principale di questo lavoro, è contribuire ad individuare a quale divinità pagana fosse dedicato l’antico edificio sacro. Al momento attuale due sono le ipotesi che sono state avanzate riguardo l’identità dei culti possibili, una vorrebbe che la divinità fosse la Dea Flora e l’altra la Dea Mefite. Entrambe, in mancanza di elementi storico documentali o archeologici, si basano su supposizioni e interpretazioni personali e quindi, per forza di cose, generiche e poco attendibili. In questa ricerca, si parte dall’analisi di diversi elementi chiave e certi, che elaborati singolarmente potrebbero convergere tutti insieme su un’unica soluzione plausibile.

Questi elementi di partenza sono:

•L’azimut del tempio di 162°

•Il nome dell’attuale chiesa che ingloba il tempio: La “Madonna della Libera”

•Il nome della città dove ricade il tempio: Cerreto

•Il nome della Località ove si trova il tempio: Campo dei Fiori

Pianta della ricostruzione del Tempio a cura dell'architetto Lorenzo Morone di Cerreto

Pianta della ricostruzione del Tempio a cura dell’architetto Lorenzo Morone di Cerreto

Osservazioni riguardo l’azimut di 162°

osservazioni_azimut

 

L’ azimut del tempio non è collegabile a fenomeni solari (alba, tramonto o zenit durante i solstizi o gli equinozi)

Probabilmente è riconducibile a qualche “Stella o Costellazione” visibile nel periodo primaverile o estivo dato che la società sannita e non solo sannita, era fondamentalmente legata a pratiche agresti e pastorali che si svolgevano principalmente in tali periodi.

La Stella o la Costellazione deve presentare fenomeni particolari, speciali ed unici, che compaiono in date fisse durante l’anno e dal significato altamente simbolico e ripetibili nell’anno successivo.

A questo punto, da non astronomo, ho cominciato ad indagare su quali fossero le costellazioni visibili nel periodo primavera-estate di circa 2137 anni fa (anno di riferimento il 120 a.C), e successivamente quali fossero quelle maggiormente visibili durante il periodo d’interesse e molto meno in inverno. Delle dodici costellazioni che compaiono nel periodo primavera-estate, solo tre sono tipicamente di questa stagionalità e meglio osservabili proprio nella primavera di quel periodo storico. Esse sono la Costellazione del Leone, La chioma di Berenice e la Costellazione della Vergine.

Fra queste quella che più ha stimolato il mio interesse, è stata la costellazione della Vergine, poichè nel periodo a cui facciamo riferimento, ossia IV-I secolo a.C è quella che disegna nella volta celeste, col suo moto apparente da Est ad Ovest, l’arco più ampio e intero a cominciare dal mese di marzo dell’anno di riferimento -120, rimanendo presente per tutte le notti a seguire fino alla fine del mese di agosto, precisamente fino al 25-26 agosto, quando la stella Spica compare e immediatamente scompare al tramonto del sole per poi farsi rivedere distintamente, alla primavera successiva. Date queste che ben si conciliano con l’inizio e la fine delle attività agricole

La costellazione della vergine

L a Vergine è forse la costellazione più vecchia nota agli antichi e che veniva denominata già col medesimo nome. Essa rappresenta La Grande Madre raffigurante Demetra per i Greci, oppure Cerere per i romani e Kerres per i sanniti e gli italici in generale. Cerere è la Dea della fecondazione e della fertilità della terra ha nella mano il simbolo della vita, la stella Spica che in latino, significa Spiga, in riferimento al grano. Spesso la costellazione della Vergine è associata anche alla figlia di Cerere: Kore – Persefone, Dea duale, della Primavera per sei mesi all’anno e del Regno dei morti per i restanti sei. Proprio come la costellazione della Vergine che si rende visibile nei mesi primaverili per poi scomparire alla fine dell’estate.

 

 
  • Costellazione della Vergine

Il riapparire della Costellazione nei cieli notturni di marzo ad Est, emergendo dall’orizzonte, coincide con il mito del ritorno della Dea Kore, che riemergeva sulla Terra dalle profondità degli Inferi, per ricongiungersi alla madre che finalmente, ricolma di gioia per il ritorno della figlia, riprendeva a far fruttificare i campi dopo il periodo di sterilità e gelo invernale che rifletteva il suo dolore per la separazione forzata dalla figlia mentre costei dimorava nell’Ade col nome di Persefone.   La costellazione della Vergine è da sempre raffigurata come una donna che porta in mano un fascio di spighe a sottolineare la correlazione alla dea Cerere.

Tra il 7 e l’8 marzo nei cieli del periodo di riferimento, avveniva un fenomeno particolare che si ripeteva una volta all’anno. La stella Spica «sorgeva» esattamente all’orizzonte ad Est mentre il Sole era in fase di tramonto ad Ovest, questo fenomeno prende il nome di Levata Acronica.

costellazioni visibili in data 7 Marzo a.C.

«Levata acronica» della stella Spica della costellazione della Vergine in data 7 marzo anno 120 a.C. ore 18:43 Località Madonna della Libera Cerreto Sannita (BN)

Precisamente la stella diventa visibile in quella fase del crepuscolo definito «nautico», ovvero quel momento del tramonto di debole luminosità solare residua che gli antichi navigatori utilizzavano per calcolare la propria posizione osservando, oltre le stelle più luminose già chiaramente visibili dalle prime fasi del tramonto, anche le altre fondamentali un po’ meno luminose e che si rendono riconoscibili solo quando la luce solare residua è molto debole ma che ancora permette di distinguere “l’orizzonte”, ossia la linea che separa il cielo dal mare, come una unica fascia scura.

Dal Tempio di Cerreto però, a causa dell’impedimento visivo dovuto alla presenza delle montagne che occludono la visuale ad Est, non era possibile osservare il fenomeno della Levata acronica di Spica, ma era comunque possibile stabilire il giorno esatto nel quale esso si verificava, in quanto solo in quel giorno speciale la Stella, percorrendo l’arco ideale nel cielo notturno da Est ad Ovest, al pari di quello che traccia idealmente di giorno il Sole, si trovava esattamente alla Mezzanotte ad un azimut di 162°, cioè proprio sulla linea di orientamento del Tempio.

terra_madonna

La figura precedente è puramente descrittiva, mentre la successiva è tratta da una simulazione del software Stellarium e riporta tutti i dati astronomici. (Le immagini del testo sono state elaborate da Claudio Conte)

spica

Nel prossimo articolo seguono, a cura dello stesso autore le considerazioni sull’etimologia del nome Cerreto e sul culto della Dea Cerere

Share

Comments are closed.

Translate »