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Il Sistema Difensivo Sannita a Guardia della Valle Telesina

Claudio Conte

Nato a San Salvatore Telesino l’antica Telesia in provincia di Benevento nel 1970. Biologo, vive a TeleseTerme e nutre una grande passione per la natura e la storia della nostra terra, il Sannio. Queste passioni si fondono in lunghe escursioni in montagna che ancora una volta si ergono come ultimo baluardo a difesa della nostra storia raccontandoci di essa e delle antiche tradizioni dei suoi abitanti che una volta furono anche quelle di tutti noi.

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Penetrare nell’alta Valle Telesina significava per gli eserciti Romani poter giungere, marciando verso Est a Benevento, la Capitale del Sannio Irpino e da lì proseguire per la Puglia. Difendere la Valle Telesina significava per i Sanniti garantire la loro stessa esistenza.

LValle Telesina per i Sanniti rappresentava e rappresenta tutt’ora, una fertilissima pianura, delimitata a Nord dai sistemi montuosi del Matese e lungo tutto il versante Sud e Sud-Est dal Massiccio del Taburno-Camposauro.

Essa però, durante il periodo della minaccia espansionistica di Roma, rappresentava una pericolosa via di accesso alla capitale Sannita Bojano e a tutto il Sannio interno, attraverso un passaggio naturale abbastanza agevole quale le “Forre del Torrente Titerno” all’altezza di Cerreto Sannita. Risalendo le Forre ci si immette direttamente nella “Fortezza naturale” del Matese, precisamente nella vallata a forma di “Q” di Cusano Mutri, dove il trattino della lettera Q (nell’immagine in evidenza), rappresenta proprio la via d’accesso che costeggia il Titerno

L’importanza di questo passaggio naturale al Matese era ben noto ai Sanniti tant’è vero che era presidiato militarmente con la presenza di una fortificazione sulla sommità del Monte Cigno e precisamente nel punto denominato “ Rocca”, nome che probabilmente deriva proprio dal suo antico impiego militare. La Rocca di monte Cigno domina dall’alto e quasi a perpendicolo, il corso del Titerno, e rappresenta un efficace strumento di interdizione al passaggio di qualunque nemico.

Penetrare nell’alta Valle Telesina significava inoltre per gli eserciti Romani poter giungere, marciando verso EST a Benevento, la Capitale del Sannio Irpino e da lì proseguire per la Puglia ed occuparne le preziose pianure, interrompendo non solo l’unità territoriale della Nazione Sannita separando il Nord dal Sud, ma anche precludere i territori pianeggianti pugliesi fondamentali per lo svernamento delle enormi greggi di ovini intorno alle quali si reggeva e strutturava l’intera l’economia Sannita. Difendere efficacemente la porta d’ingresso all’alta Valle Telesina rappresentava quindi una priorità strategico militare di vitale importanza, non solo per l’inviolabilità del Sannio come abbiamo detto, ma addirittura per la sua stessa esistenza.

mappa di colore verde della Valle Telesina con indicazione dei monti e la linea di fortificazione sannita

Territorio della Valle telesina con linea di fortificazioni Sannite

Il sistema difensivo-offensivo Sannita a presidio della Valle Telesina rispecchia, attraverso la sua imponenza, l’importanza del compito che gli veniva richiesto. Un sistema difensivo locale con ripercussioni a carattere “nazionale” interessando contemporaneamente il Sannio Caudino , quello Pentro a Nord e quello Irpino ad Est per questo, molto probabilmente, alla sua costruzione contribuirono tutte le tribù Sannite e non solo gli abitanti della Valle.

Il “sistema” di difesa ed offesa è costituito principalmente dalla presenza di enormi fortificazioni che con i loro grandi blocchi di massi poligonali incastrati e sovrapposti cingono, in alcuni casi per alcuni chilometri, le cime o i cigli tattici dei principali monti o colli situati all’imbocco dell’alta Valle Telesina.

Muraglione fatto da enormi massi massi grigi incastrati

Fortificazioni sannite ottenute con massi poligonali incastrati

Questo Sistema si sviluppa da Nord a Sud per circa 10 Km congiungendo i Monti del Matese ai monti del complesso Taburno-Camposauro.
Nei primi 7 Km di questa linea ci sono ben quattro fortificazioni, la prima è quella di San Pasquale situata lungo le pendici pedimontane di Monte Erbano (Matese) appena sopra Faicchio, poi si continua con la Fortificazione di Monte Acero, un bastione conico calcareo aspro ed isolato, continuando poi con la Fortificazione della Rocca, una collina di San Salvatore Telesino, terminando con la grande Fortificazione di Monte Pugliano che domina la moderna Telese. Proseguendo oltre questa linea immaginaria verso sud per altri 3 Km, vi sono i monti del Taburno-Camposauro e con quest’ultimo bastione la cerniera di sbarramento chiude completamente l’accesso alla Valle proteggendo il cuore del Sannio interno e la via che conduce alle Puglie.

E’fondamentale precisare, per poter comprendere le possibili strategie e impieghi di tale sistema difensivo, che all’interno delle singole fortificazioni non è stata trovata (almeno per ora) alcuna traccia di “urbanizzazione” che possa far pensare alla presenza stabile di una comunità umana, né vi sono sorgenti o cisterne che potessero garantire una permanenza sufficientemente lunga all’interno delle fortificazioni. Questo significa che tali strutture avevano sicuramente una funzione militare ma non quella mirata alla difesa di qualche città o villaggio posto al suo interno. I muraglioni, alti in alcuni punti anche fino a 4 metri, si presentano come tali solo per chi guarda questi dall’esterno della cinta, mentre all’interno il piano di calpestio in terra, si trova a livello della sommità del muraglione. In pratica le fortificazioni poligonali più che somigliare alle classiche mura di cinta di città romane o alle mura dei castelli medievali, sono molto più simili a robusti e alti terrapieni o terrazzamenti.

Terrazzamento delle mura poligonali sannite

Terrazzamento delle mura poligonali sannite

 

Andando ad analizzare i possibili varchi che dalla piana del Volturno consentono l’accesso alla Valle Telesina, scopriamo che nel tratto dei 7 Km che vanno da Faicchio, passando per Monte Acero, La Rocca di S. Salvatore e Monte Pugliano di San Salvatore-Telese, essi sono estremamente stretti. Il passaggio più largo è costituito da quello che vi è tra La Rocca di San Salvatore e Monte Pugliano, poco più di 300 metri di larghezza, tutti gli altri invece, non arrivano a 200 di metri. Questi varchi, proprio in virtù della loro scarsa larghezza, ben si prestano ad azioni di guerriglia, una tattica militare estremamente vantaggiosa per i difensori quanto deleteria per gli invasori. Proprio la natura montuosa dei pendii che delimitano quei passaggi, consentono ai difensori fitti lanci di dardi dall’alto sulle colonne dei nemici o sui carri della logistica, alternando a queste, rapide e micidiali incursioni della rinomata cavalleria Sannita.

Diverso è lo scenario topografico del versante che si estende da Monte Pugliano al complesso montuoso del Taburno-Camposauro, ossia la linea che idealmente congiunge l’attuale Telese a Solopaca. Circa 3 Km privi di significative formazioni orografiche ma nonostante ciò, presentano un importante fattore limitante all’avanzata romana, vale a dire il corso del fiume Calore che interrompe la continuità territoriale fra i due paesi a quasi metà della distanza fra essi, ma soprattutto separa l’intera Valle Telesina per tutta la sua lunghezza, dai Monti del Taburno, fino a Benevento. L’avanzata dei Romani verso Benevento e delle successive carovane dei rifornimenti, poteva procedere solo lungo due tragitti, o lungo la riva destra del fiume, procedendo su un terreno inclinato verso il corso fluviale e a ridosso delle vicine e insidiose pendici del complesso Camposauro-Taburno, oppure dal lato sinistro, transitando obbligatoriamente lungo il varco posto tra Monte Pugliano e il fiume Calore. Anche in quest’ultimo caso però i Romani avrebbero mostrato i fianchi agli attacchi dei difensori, schierati sia lungo la riva opposta del fiume che da quelli discesi dalla vicina fortificazione di Monte Pugliano così come dal tutto il resto della linea fortificata Sannita concentrando tutta la loro capacità offensiva in quell’unico punto.

Le foto e le illustrazioni sono di Claudio Conte

Il  probabile impiego militare delle fortificazioni è argomento dell’articolo Se i romani salivano al colle i Sanniti si dileguavano a valle

 

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