Le Mura dell'Antica Telesia - Telesianarrando

Le Mura dell’Antica Telesia

Emilio Bove

Nato a Napoli nel 1954 ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia, medico a San Salvatore Telesino, giornalista e scrittore collabora con varie riviste di carattere storico.

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Telesia è una città dotata di una invidiabile cinta muraria che, assieme a due fossati naturali, la delimita per quasi tre chilometri. I fossi corrispondono a due torrenti denominati rispettivamente Truono e Portelle: vengono utilizzati strategicamente come demarcazione tra le città e l’esterno. Le mura sono ad “opera incerta” o “quasi reticolata”, sono quindi costruite secondo una tecnica non omogenea. Appaiono separate da torri di avvistamento, di forma rotondeggiante che si fanno più ravvicinate nei punti di maggiore vulnerabilità.

La città di Telesia sorge a metà strada tra gli attuali comuni di Telese e S. Salvatore Telesino ed è situata nel territorio di quest’ultimo. Il suo impianto urbanistico ed i servizi di cui questa città è dotata hanno veramente del sorprendente. Per questo motivo è utile passare in rassegna, anche se attraverso una breve descrizione alcuni dei più importanti elementi urbanistici della città. Tutto ciò consente di comprendere meglio la sua struttura ed aiuta a rendersi conto di come vivevano i suoi abitanti.

Alcuni impianti funzionanti nell’antica Telesia sono tuttora riconoscibili tanto che perfino un breve sopralluogo consente a chiunque di apprezzare le accurate tecniche costruttive dell’antica città. Vista dall’alto la cinta muraria assume una forma vagamente ottagonale e risulta lunga oltre due chilometri e mezzo. Le sue mura si estendono lungo i fossi Truono e Portelle: questi due ruscelli limitano l’antica città ad est e ad ovest.

A nord, laddove è presente una aperta pianura che rende la città particolarmente esposta a pericoli di invasioni esterne, la cinta muraria non è perfettamente squadrata ma presenta alcune caratteristiche particolari che vengono dettate soprattutto da motivi di ordine logistico. Infatti, mentre sui due fossi le mura appaiono rettilinee fra le due torri, sul versante di S. Salvatore invece, esse sono costruite a mesopirgo: termine greco che significa letteralmente “mezza torre”.  Appaiono cioè arcuate e convesse, consentendo così una maggiore difesa agli abitanti.

Le mura hanno uno spessore variabile tra i 1,7 metri ed i due metri circa. La loro altezza media raggiunge quasi i sette metri. Le torri, ancora più alte delle mura, hanno varia forma e vario diametro a seconda dell’importanza strategica. Alcune sono quadrate, altre poligonali mentre per la maggior parte sono rotonde. La torre più settentrionale è di forma esagonale. Il loro diametro varia dai sei ai sette metri. La torre esagonale posta a nord è la più grande. Questa è destinata a raccogliere l’acqua proveniente dalle montagne di S. Angelo sopra Cerreto attraverso un mastodontico acquedotto lungo oltre sei miglia e descritto mirabilmente da Gianfrancesco Pacelli (Memoria storica della città di Telese Cerreto, 1775) . (Le sorgenti di Cerreto alimentavano anche le Terme di Teseo n.d.r.)

All’interno di questa torre l’acqua è costretta a raccogliersi in una grande vasca di decantazione e dall’altezza di quasi otto meri scende poi a picco nei vari condotti acquistando progressivamente la forza necessaria per poter essere distribuita all’interno della città tramite acquedotti di piombo.

Nel periodo di massimo splendore della città, una perfetta organizzazione sociale prevedeva perfino la gestione dell’intero sistema idrico, affidato a magistrati delle acque:  “aquae curatores, citati in alcune iscrizioni rinvenute a Telesia e catalogate dal Mommsen (Berlino 1888). Le torri della città di Telesia sono in tutto 42 e non sono ad eguale distanza ma saggiamente dislocate a seconda delle esigenze strategiche. Come si è detto, in alcuni punti, ritenuti particolarmente vulnerabili, esse si trovano a distanza più ravvicinata. In altre zone invece dove vi è già una protezione fornita dalla presenza di declivi naturali, esse si allontanano.

Le principali vie di accesso alla città sono limitate da cinque porte principali, situate approssimativamente in corrispondenza dei punti cardinali. A settentrione, proprio in direzione S. Salvatore vi è la porta Venafrana che conduce a Venafro e ad Alife.

La porta corrispondente verso il basso è invece definita “Ad Calorem”. A nord-ovest si apre la porta “Ad Capuammentre a poca distanza da quest’ultima, in direzione sud vi è la porta  “Ad Volturnum“. Dalla parte opposta, verso est, e riconoscibile la porta che conduce a Benevento. Altre porte secondarie (o posterle), sono dislocate lungo i vari punti del tracciato. La porta che ancor oggi meglio si conserva è quella di Capua. La sua corte interna misura 6,3 per 8,2 metri. Essa aveva le porte ampie oltre 3 metri e mezzo.

  • torre con tasselli in opus incertum
    Torre esagonale cava presso la porta di Venafro

La strada, lastricata in pietra viva, appare tuttora limitata dai paracarri che in origine servivano da protezione agli stipiti della porta stessa. Questa strada, dopo aver attraversato la porta, subisce una non casuale deviazione a sinistra. Essa difatti, volutamente creata dagli abitanti di Telesia, ha una motivazione di ordine tattico. L’eventuale assalitore, per poter entrare nella città, è costretto a seguire la strada e quindi viene portato a scoprire inavvertitamente il fianco destro generalmente più indifeso. Ciò lo rende particolarmente vulnerabile. Tuttavia andando a scrutare all’interno della città, è il momento di parlare del Cardine massimo. Per usare un paragone con i tempi nostri, il cardine massimo può essere definito il corso principale della città. Esso, nell’antica città di Telesia, si estende, secondo la tipica tradizione urbanistica romana, da nord a sud; attraversando in tal modo il cuore della città. A Telesia il cardine massimo parte dalla Porta Venafrana per raggiungere a sud la Porta Calore. Il Decumano massimo invece (che rappresenta la strada che incrocia il cardine lungo la linea est-ovest) nella città di Telesia si ferma al centro, dando origine così al Foro: cioè la piazza principale della città (link Pedroni ndr).

II foro rappresenta anche a Telesia, così come nelle migliori tradizioni delle città romane, il centro principale della vita politica, sociale e commerciale. È lì che viene deciso il destino politico ed economico della città; esso rappresenta il punto di incontro, il luogo del commercio e degli scambi culturali. (Presso il foro sorgeva la Basilica: vedasi link la campagna di scavi di Pedroni n.d.r.)

All’ interno della cinta muraria sono stati riconosciuti 44 isolati (insulae) ciascuno di metri 98 x 41. Con ogni probabilità ve ne erano molti di più. Proprio in uno di questi isolati è riconoscibile il teatro, tuttora visibile per qualche traccia di sollevamento della cavea.

Al di fuori delle mura, subito dopo la Porta di Capua, sorge l’anfiteato a struttura ellittica, che molti studiosi ritengono fosse contemporaneo a quello di Pompei. Stando così le cose il nostro anfiteatro risalirebbe alla prima metà I secolo a.C.

Un impianto urbanistico così ben organizzato dimostra come Telesia nella sua storia abbia assunto il rango di città ricca ed opulenta. La sua importanza politica, sottolineata più volte dagli storici, è testimoniata dal fatto di essere stata non una semplice colonia romana ma addirittura Urbs Federata con Roma; cioè città alleata, fornita di una propria dignità ed indiscutibile prestigio.

Essa, durante il periodo romano, si trova a godere di una piena autonomia: una orgogliosa indipendenza che non si limita solo all’aspetto commerciale, ma comprende soprattutto il campo sociale e politico. Tutto ciò le consente di avere fin da epoca remota, una propria monetazione per il commercio con le popolazioni limitrofe.

L’amministrazione cittadina, in una città di tale importanza, doveva essere necessariamente complessa ed organizzata per rispondere alle esigenze della popolazione. Essa prevedeva in cima a questo ordine gerarchico la presenza dei Praetores Duoviri (erano in due probabilmente per evitare che un singolo capo prevaricasse). Questi, affiancati dagli Edili e dai Questori, erano a capo di una nobiltà terriera locale (una specie di Parlamento) pomposamente definito “Ordo splendissimus Telesinorum”. Nonostante lo splendore, I’opulenza e l’invidiablle organizzazione della città di Telesia, la sua storia appare costellata da sventure ed avversità di ogni tipo, tanto che in più di una occasione viene da pensare che la sorte non sia stata proprio generosa con questo popolo.

Estratto del libro “S. Salvatore Telesino da Casale a Comune di Emilio Bove“, pubblicato nel 1990 con il prezioso ausilio del prof. Salvatore Pacelli.

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