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Questo Nostro Regio Tratturo (Le Origini)

Pino Fappiano

Nato a Cerreto Sannita nel 1956, vive a Cerreto Sannita, geometra e guida turistico-ambientale, lavora come impiegato a Benevento. Da molti anni è impegnato con la sua associazione “Fronte Sannita per la Difesa della Montagna” nella difesa dei monti del Matese dalla devastazione dell’eolico selvaggio.

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Un percorso segnato dal naturale migrare dei branchi di animali che, ancor prima di diventare domestici seguivano il “tratturo” istintivamente segnandoli, per dirigersi alternativamente in inverno verso le terre della Daunia nelle Puglie e in primavera risalire verso gli alpeggi montani Sanniti.

Il Regio Tratturo è un’antica “strada della transumanza” che deve la sua importanza e giustifica la candidatura Unesco a patrimonio dell’umanità, per il fatto di rappresentare un percorso che a partire dalla preistoria evoca culture e popoli, popoli che lungo il “tratturo” scambiavano esperienze contaminandosi vicendevolmente. Una strada, quindi che oltre a trasferire merci ed animali, scambiava e produceva “cultura”. In realtà il tratturo è solo la via armentizia principale di un intreccio di sentieri erbosi sorti durante la preistoria nell’Italia Centro Meridionale che si svilupparono particolarmente nel periodo sannita con importanti centri e fortificazioni lungo il loro tracciato. Un percorso segnato dal naturale migrare dei branchi di animali che, ancor prima di diventare domestici seguivano il “tratturo” istintivamente, segnandoli, per dirigersi alternativamente in inverno verso le terre della Daunia nelle Puglie e in primavera risalire verso gli alpeggi montani sanniti. L’uomo, fino a che non rese domestici questi animali, migrava insieme alle mandrie come gli Indiani d’America facevano con i bisonti.

 Terenzio Varrone, nel I secolo a.C., nel suo De Re Rustica, riferisce che i pastori sabelli (tribù italica legata ai sabini e ai sanniti) erano tenuti a pagare un tributo a Roma per le greggi che conducevano nei territori della Puglia. Ovviamente nella tradizione sannita questi percorsi seguiti istintivamente dagli animali erano gratuiti, l’imposizione di un dazio sui capi in transito da parte dei romani fu tra le cause di insurrezione di queste genti abituate alla libera circolazione. La regolamentazione dei tratturi in termini di pagamento di canoni di affitto, continuò con i normanni ed all’inizio del regno borbonico furono allungati e individuati quattro percorsi principali, tra i quali il Pescasseroli-Candela che passa per Sepino nel nostro Matese. Furono quindi classificati come “Regi Tratturi” e indicati attraverso l’apposizione di termini lapidei costituiti da massi squadrati sui quali era scolpita la scritta R. T. I tratturi andarono in disuso dopo la rivoluzione industriale, quando il trasferimento del bestiame si spostò su rete stradale e ferroviaria per via del risparmio sulla manodopera occorrente per le transumanze a piedi.  Verso la fine degli anni ’70 una serie di atti ministeriali riconobbero l’alto valore storico-artistico dei tratturi partendo dalla Regione Molise, nel 1980 si apposero vincoli di tutela anche per i tracciati di Abruzzo e Puglia per la Campania invece, solo da Giugno 2016 la Soprintendenza ai beni archeologici di Benevento ha avviato le procedure per l’apposizione del vincolo archeologico.

Il termine “Regio Tratturo” comparve, citato per la prima volta a Foggia, in un documento del 1480 contenente richieste rivolte a Ferdinando I d’Aragona. Dagli atti della “Dogana delle Pecore” istituita dagli aragonesi per regolamentare il sistema tratturale si desume che la rete dei percorsi non rimase inalterata nel tempo, ma si modificò spesso col cambiare delle necessità. Successivamente durante il regno di Napoli in periodo di abolizione del regime feudatario la dogana fu abolita nel 1806 da Giuseppe Bonaparte e solo nel 1908 il Commissariato per la reintegra dei tratturi con sede a Foggia, si occupò di individuare i percorsi per riportarli sulle mappe catastali e definire le aree demaniali; molto di questo lavoro si perse durante la seconda guerra mondiale.

Ma ritorniamo nell’antichità sulle tracce dei Sabini, collegando tra leggenda e realtà i tratturi ad un’antica pratica sannita: “Il Ver Sacrum”. Come le mandrie selvatiche migravano per trovare nuovi pascoli, così i popoli antichi cercavano nuove terre da colonizzare. Fu così che i Sabini, tra il VII e IV secolo A.C. seguendo le antiche tracce migratorie, migrarono anch’essi seguendo le “autostrade verdi” ora tratturi. E lungo questo percorso, guidati, ogni gruppo dallo spirito di un “animale guida” (un “sacrale” vestito con la pelle dell’animale guida) si fermavano là dove l’animale decideva di fermarsi. I Sabini migranti si fermarono seguendo il Bove in terra Osca, popolo pacifico ed accogliente e contaminandosi con essi diedero vita ad un popolo laborioso e fiero: ”I Sanniti Pentri”.

Secondo usanze ancestrali del popolo sabino, allorquando avvenimenti negativi si accanivano sulle tribù quali pestilenze, malattie, carestie si usava sacrificare i primogeniti nati nel periodo primaverile al dio Mamerte (Marte). Il sacrificio, dapprima cruento con l’uccisione dei bambini, col tempo si andò modificando al fine di soddisfare le esigenze della tribù e cioè quella di allargare la propria influenza su nuove terre. I bambini offerti a Mamerte diventavano “Sacrali”. Il destino dei “Sacrali” era segnato. Ad un’età abbastanza matura erano obbligati a lasciare la propria tribù e cercare nuove terre da popolare. Tra i vari simbolismi della cerimonia sacrale la più importante era quella di adottare come guida un animale.

Il “Ver Sacrum” seguiva una sua rigida pratica. La partenza avveniva dal Lago sacro di “Cutilia” (nell’odierno territorio di Rieti) dove sì era formata un’isoletta “natante” considerata sacra e ritenuta l’ombelico della penisola italica dimora di un oracolo molto influente sui popoli sabini. Da qui partirono 7.000 “Sacrali” con a capo Cominius Castronuis che, seguendo le tracce di un bove, avrebbe interpretato le intenzioni dell’animale, il luogo dove i “Sacrali” avrebbero dovuto stabilirsi. L’animale guida si fermò su un colle verdeggiante che dominava un’ampia pianura fertilissima nella terra abitata dagli “Oschi” su una collina chiamata dagli stessi “Samnium” fondando il villaggio di “Bovianum” (l’attuale Bojano). La tribù che si insediò alle falde del Matese si impose il nome di “Pentri”. I “Pentri” si identificano come la tribù che più di altre hanno determinato l’etnia sannita. Pentro” significa il più alto, il sommo (da “pen” che in lingua osca significa il più alto grande). Il sabino che si insedia in queste aree si fa Pentro perché abita la parte più alta del territorio cioè il Massiccio del Matese (Mons Tifernus). I sanniti si identificano nel territorio che li ospita e con la montagna che ne diventa il proprio simbolo sacro.

Purtroppo l’intervento umano sul territorio, spesso radicale ed indiscriminato, ha cancellato tracce di storia millenaria ricostruibile solo attraverso ricordi o pochissime tracce ancora intatte causando la perdita di una risorsa storico-culturale dal valore incommensurabile.

L’immagine che segue è un’antica cartina recuperata presso il catasto di Benevento.

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Antica mappa braccio Regio Tratturo S. Lorenzello-Cuffiano

Attraverso la toponomastica originale si è potuto ricostruire il percorso originale di questo braccio secondario individuato nel titolo come “nostro”, che dai territori di San Lorenzello e Cerreto Sannita, risaliva fino alla Leonessa, Monte Coppe, Monte Ciesco a San Lupo per poi proseguire ed intercettare il Regio Tratturo all’altezza di Cuffiano a Morcone.

La cartina seguente in evidenza nell’articolo è invece, la mappa attuale dello stesso tratto. Cliccando sull’immagine sarete rediretti ad una mappa interattiva realizzata dallo stesso autore dove i segnalini rossi sono posti a distanza di 1 km l’uno dall’altro. La lunghezza totale del tratto che collegava quindi, i paesi della Valle Telesina e del Titerno, con il Tratturo principale “Pescasseroli–Candela intercettandolo all’altezza di Cuffiano, è di 38,5 km

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Mappa Moderna braccio Regio Tratturo S. Lorenzello-Cuffiano

Cliccando sulla seguente immagine poi visualizzerete un’altra mappa interattiva che comprende il tratto beneventano del Regio tratturo  Pescasseroli-Candela

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Tratto del Regio tratturo Pescasseroli-Candela

 

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