Se i Romani salivano al Colle i Sanniti si dileguavano a Valle - Telesianarrando
Menu

Se i Romani salivano al Colle i Sanniti si dileguavano a Valle

Claudio Conte

Nato a San Salvatore Telesino l’antica Telesia in provincia di Benevento nel 1970. Biologo, vive a TeleseTerme e nutre una grande passione per la natura e la storia della nostra terra, il Sannio. Queste passioni si fondono in lunghe escursioni in montagna che ancora una volta si ergono come ultimo baluardo a difesa della nostra storia raccontandoci di essa e delle antiche tradizioni dei suoi abitanti che una volta furono anche quelle di tutti noi.

Share

Ma le sorprese per i romani non erano ancora finite, una volta che fossero stati sul punto di conquistare e salire finalmente sulle Fortificazioni, sulla cima non avrebbero trovato i difensori Sanniti che nel frattempo si erano dileguati scendendo dal versante opposto del monte fino a valle…..

Dopo aver raccontato il sistema difensivo nell’ articolo “Il Sistema Difensivo Sannita a Guardia della Valle Telesina” andiamo ora a descrivere il probabile impiego militare delle Fortificazioni Sannite.

La funzione principale di queste, è quella di “fortificare”, ossia rinforzare con opere edili, uno o più punti deboli di una posizione per renderla meno accessibile al nemico, quindi esse fungono da moltiplicatori delle difficoltà per gli assalitori e delle capacità difensive degli assediati.

altura con schierametni eserciti

Preparazione Tattica Sannita

Nel nostro caso, essendo tutte le Fortificazioni poste in altura, esse andavano ad aumentare oltre misura i già enormi sforzi compiuti dei nemici nel risalire i ripidi pendii sotto la costante e mortifera “gragnola” di dardi e giavellotti lanciati dai difensori posti più in alto.
Probabilmente i sanniti, all’inizio della battaglia, si schieravano lungo i margini tattici posti più in basso del monte, appena sopra la pianura, di modo da poter colpire i nemici in transito, tenendosi fuori dalla portata delle armi di quest’ultimi. Alla risposta di avvicinamento dello schieramento nemico, i sanniti cominciavano un graduale e lento arretramento in direzione della sommità del monte verso la fortificazione sempre mantenendosi fuori dal tiro delle armi romane e continuando ad infierire su di essi. La velocità di arretramento delle schiere sannite era condizionato dalla capacità dei nemici di scalare il pendio sotto i colpi e gli effetti delle armi da lancio sannite. Una volta che le linee sannite, giungevano alla base degli alti muraglioni, salivano su di essi, probabilmente con delle scale in legno che poi venivano prontamente ritirate. Ciò consentiva loro non solo di poter scagliare più lontano i loro dardi, moltiplicando le perdite del nemico e rallentandone ulteriormente l’avanzata, ma anche a procurare un duro colpo al morale delle truppe nemiche. Infatti i romani, al momento di essere sul punto di conquistare la cima del monte e con essa la speranza di mettere fine al martirio a cui erano sottoposti, venivano colti da un enorme sconforto nel vedere pararsi dinanzi quelle poderose ed alte mura apparentemente invalicabili, intuendo che la conquista della cima sarebbe costato un tributo di sangue ben superiore a quello preventivato e già versato.

Per continuare l’avanzata, i Romani avrebbero dovuto ritrovare dapprima tutta la determinazione dello slancio iniziale oltre che un numero inesauribile di uomini da sacrificare a quella ardua impresa. Ma le sorprese per i romani non erano ancora finite, una volta che fossero stati sul punto di conquistare e salire finalmente sulle Fortificazioni, sulla cima non avrebbero trovato i difensori Sanniti che nel frattempo si erano dileguati scendendo dal versante opposto del monte fino a valle per poi, percorrendo le poche centinaia di metri che li separava dalle pendici del successivo colle/monte fortificato, arrampicarsi per poche decine di metri fino a raggiungerne il primo “ciglio tattico” in attesa dei Romani che, dopo aver lasciato un manipolo di uomini come presidio sulla fortificazione appena conquistata, si sarebbero lanciati all’inseguimento dei Sanniti in fuga. In questo modo però si rinnovava per i nemici la dolorosa esperienza appena conclusasi sull’altra fortificazione e così via fortificazione dopo fortificazione.

Purtroppo per gli invasori, quelle conquiste costate tanto sangue romano, erano destinate a rivelarsi effimere vittorie di Pirro in quanto, non sarebbe stato possibile detenere quelle posizioni d’altura assolutamente prive di acqua per più di qualche giorno. Essi non potevano contare su rifornimenti provenienti dalla Valle poiché in mano ai Sanniti, né potevano inviare staffette per rifornirsi presso qualche sorgente o pozzo ai piedi dei monti, poiché sarebbero state sicuramente intercettate e distrutte dai nemici in agguato lungo i sentieri al di fuori della Fortificazione. Quelle posizioni si trasformavano in un luogo di pena tagliati fuori dai collegamenti romani e costantemente assediati dai manipoli sanniti. Terminate le scorte d’ acqua, i romani erano costretti ad abbandonare le fortificazioni, le quali venivano prontamente rioccupate dai Sanniti senza colpo ferire, ristabilendo così le condizioni precedenti al tentativo di invasione Romana.

Da tutto ciò si intuisce che per conquistare tutte le Fortificazioni, occorreva prima assoggettare la Valle Telesina in modo da potersi procurare un costante approvvigionamento proveniente da questa, ma al tempo stesso i Romani non si sarebbero potuti lanciare alla conquista della Valle lasciandosi alle spalle la linea fortificata, poiché così facendo, avrebbero messo a repentaglio le proprie linee logistiche, che garantivano gli approvvigionamenti alimentari e degli equipaggiamenti, queste senza dubbio sarebbero state distrutte proprio ai varchi di quei monti e colli sui quali insistevano le fortificazioni sannite.

Le linee dei rifornimenti hanno sempre rappresentato per tutti gli eserciti del mondo ed in tutte le epoche il carburante necessario a sostenere e garantire la spinta propulsiva all’avanzata in profondità degli eserciti invasori che operano in territorio nemico. Fu proprio la distruzione di queste linee la causa primaria delle disfatte di Napoleone e di Hitler nelle rispettive campagne di Russia. I Romani in definitiva si sarebbero trovati di fronte ad uno stallo strategico, essi non potevano assoggettare la Valle Telesina senza prima aver conquistato l’intera Linea delle Fortificazioni Telesine e allo stesso tempo, non potevano conquistare le fortificazioni senza aver il controllo della Valle Telesina.

Possiamo concludere che la costruzione della Linea delle Fortificazioni Sannite della Valle Telesina fu un vero e proprio capolavoro di strategia e di edilizia militare, un intreccio sapiente fra la particolare configurazione orografica di questo territorio e l’intuizione di un suo impiego ottimale in una strategia militare multiruolo difensiva ed offensiva, esaltandone i vantaggi naturali attraverso la costruzione di quelle formidabili ed imponenti opere edili militari interdipendenti quali le fortificazioni. Un sistema militare misto, naturale e dell’ingegno umano, inserito in uno scacchiere strategico che assolveva ottimamente al suo principale scopo bellico quale quello di fungere da “Deterrente” nei confronti di qualunque esercito nemico che proveniente da Ovest, avrebbe rappresentato una minaccia non solo per la Valle Telesina ma per il Sannio intero.

Le foto e le illustrazioni sono di Claudio Conte

Share

Comments are closed.

Translate »
Facebook