Dalla nascita alla distruzione di Telesia

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Assedio di Telesia

Nella primavera del 568 oltre 300 mila combattenti, con mogli, vecchi e bambini valicarono le Alpi Giulie per penetrare nell’ Italia settentrionale. alla loro guida vi è Alboino, re longobardo più di nome che di fatto e che verrà ucciso all’indomani della presa di Pavia. L’espansione longobarda proseguì nel mezzogiorno fino a raggiungere Benevento. Fondatore del ducato meridionale di Benevento è Zottone, nominato duca personalmente da Autari, terzo re longobardo. La città di Telesia, appartenente al ducato beneventano, subisce così anch’essa la presenza dei nuovi padroni. alla morte di Arechi II, principe di Benevento, una lotta intestina per la conquista del potere, promosse l’entrata in guerra di guerrieri saraceni.

Nell’autunno dell’846 l’emiro Abu Mashar assediò Telesia, troncando la conduttura del suo acquedotto. L’anno successivo (847) un disastroso terremoto completò l’azione distruttrice dei saraceni. Da questo momento Telesia è teatro delle scorribande di Khalfun (nell’850) e di Mofarag ibn Salem (nell’852). Nell’856 il condottiero Sawdam al-Mazari, terzo emiro di Bari, occupò Telesia che rimase alla mercè dei saraceni per oltre tre anni. In seguito a quest’ultima devastazione iniziò la diaspora che si concluderà con il progressivo abbandono dell’antica città, con la nascita della Telesis Nova e dei Casali di Telesia. Dalle ceneri dell’antica Telesia originarono così i nuovi centri abitati che porteranno per sempre il segno dell’appartenenza alla civiltà telesina.

Telesia Colonia Romana

In seguito alla occupazione di Quinto Fabio Massimo, Telesia divenne colonia romana. La città acquistò nuova floridezza ed una propria organizzazione sociale. La colonia di Telesia venne dedicata al mitico Ercole, eletto quindi a nume tutelare della città. Alcune iscrizioni hanno reso possibile la conferma di questo culto ed hanno svelato alcuni aspetti della vita sociale all’interno della città. Molte iscrizioni sono state raccolte e sono custodite nell’Abbazia di San Salvatore Telesino. Da esse si evince come l’amministrazione a Telesia era retta dai Praetores Duoviri, questi affiancati dagli Edili e dai Questori, erano a capo di una nobiltà terriera definita: “Ordo Splendissimus Telesinorum“. Durante le guerre sociali tra Mario e Silla si schierarono con Mario partecipando con un loro esercito contro Silla. Il condottiero, ancora una volta fu Ponzio Telesino, discendente del protagonista delle Forche Caudine. Nell’87 a. C. la battaglia si concluse con la vittoria di Silla ed un massacro senza precedenti. Oltre 50 mila soldati morirono sul campo di battaglia ed ottomila prigionieri vennero trucidati senza pietà. Lo stesso Ponzio Telesino morì in battaglia.

Annibale a Telesia

Annibale Barca uno dei più abili audaci e prestigiosi condottieri dell’antichità, dopo aver attraversato con gli elefanti le Alpi innevate ed aver battuto i Romani al Trasimeno, nel giugno del 217 a.C. si diresse verso l’Italia Meridionale. Attraversando il Monte Erbano, fiancheggiò le falde di Monte Acero per evitare lo scontro frontale con l’esercito romano situato sull’alto Matese. Giunto nella Valle Telesina, occupò la città di Telesia che, pur essendo priva di cinta muraria rappresentava in importante centro opulento sul piano economico e strategico sotto l’aspetto militare per la conquista della Campania. Annibale diresse, quindi. il suo esercito alla conquista della Puglia e, nell’autunno del 216 a. C., dopo la battaglia di Canne, ritornò nuovamente a Telesia. Stavolta gli abitanti non opposero resistenza né fuggirono sui monti, ma ricordandosi di essere stati in passato fieri avversari di romani, si schierarono apertamente con i cartaginesi. Per circa due anni il generale punico rimase nel territorio telesino costringendovi le legioni romane ed allentando la sua morsa su Capua. Nel 214 a. c. Caio Fabio Massimo detto il “Temporeggiatore”, occupò la città di Telesia, rea di essersi schierata con il generale punico, mettendola a ferro e fuoco per ricondurla sotto la podestà di Roma.

Telesia e la romanizzazione

Nobili Famiglie Telesine

Nella città di Telesia, abitata prevalentemente da gente dedita all’agricoltura ed alla pastorizia, hanno avuto origine nobili famiglie che testimoniano il livello culturale raggiunto dalla città. Alcune lapidi, rinvenute a Telesia fanno esplicito riferimento alla “Gens Pontia”. Questo cognome si trova ampiamente citato durante le guerre Sannitiche. Tra i Ponzi vi è innanzitutto Gavio Ponzio, figlio di Gavio Erennio e della nobile donna sannita Didima, sommo duce sannita che nel 321 a.C. umiliò i Romani alle Forche Caudine ed al quale diversi scrittori antichi attribuiscono il cognome “telesino”. La maggior parte degli autori concordano nell’asserire che non solo i Ponzi, ma anche i Minuci, i Valeri, i Massimi, i Rufi, gli Enni ebbero origini telesine. La nobile famiglia dei Ponzi ebbe in Gavio Erennio Telesino, padre del famoso Ponzio, un autorevole rappresentante della cultura locale. Uomo definito da Tito Livio longe prudentissimus che, anche quando lontano da attività militari e civili per la sua avanzata età, continuava ad essere dispensatore di numerosi consigli, anche se talvolta inaspettati. La sua saggezza era riconosciuta da tutti i Sanniti: la leggenda narra come, in seguito alla vittoria delle forche Caudine, incerti sul da farsi dei prigionieri romani, i Sanniti chiesero consiglio ad Erennio. Secondo Cicerone, Erennio partecipò anche ad un simposio di dotti tenutosi ad Archita, dissertando brillantemente sulla virtù. Dalla lettura del passo ciceroniano la saggezza e la lungimiranza di Erennio, contrastano con la foga e l’intemperanza del figlio Gavio, Bellatur e dux dei Sanniti.

Il Casale di San Salvatore Telesino