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Dalla tradizione celtica l’idromele diventa sannita

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L’idromele è la più antica bevanda fermentata della storia, era noto già agli egiziani, ai Greci e alle popolazioni dei Celti e dei Vichinghi. Essendo la bevanda preferita del dio Odino la mitologia nordica ce lo ha trasmesso come “il nettare degli dei”.  Prodotto anche nel Nord-Italia in particolare nel Trentino risulta una novità per il Sannio dove un giovane artigiano di Moiano, Antonio Barbieri poco più che trentenne, dedito all’agricoltura fin da bambino, ha cominciato a produrlo con miele nostrano.

Antonio Barbieri

Il Sannio offre una grande varietà di miele di primissima qualità. Millefiori, acacia, castagno, di tiglio, di sulla, melata di bosco di quel miele che è limpido d’estate e d’inverno “gela”, diventando opaco e duro altrimenti e come dicevano i nostri nonni “se non gela non è miele.

Si tratta di un ottimo aperitivo ottenuto dalla fermentazione del miele in acqua con aggiunta di lievito e spezie, dalla difficile lavorazione e con tempi di fermentazione lunghi, con una gradazione alcolica che va dai 3° dell’idromele dolce ai 40° di quello liquoroso. Oltre a tutte le qualità benefiche del miele, ha ottime qualità diuretiche, depurative, digestive, ricostituenti e afrodisiache. Può essere utilizzato anche caldo o per bagnare dolci e gelati

Antonio ha colto l’opportunità del boom di produzione del miele beneventano che con il 24% è in testa alla produzione della regione Campania e che a sua volta contribuisce per il 10% alla produzione nazionale, ed è stato il primo imprenditore del Sud-Italia a produrlo e a portarlo in tour fuori dai confini della regione.

L’idromele beneventano fece la sua prima apparizione alla sagra della “salsiccia di Castelpoto” nell’aprile 2018, nel totale stupore dei presenti che per la prima volta si trovarono di fronte ad una bevanda dalla storia gloriosa ma sconosciuta ai più. Poi fu la volta di Ceppaloni alla sagra della “porziuncola” e alla kermesse “risacca sotto o piesco” di Contrada in provincia di Avellino che con il 23% è la seconda provincia di produzione regionale (fonte Ottopagine del 16 agosto 2019). Dopo queste esperienze Antonio migliora la sua bevanda nel gusto e nella leggerezza aggiungendo la cannella, ottenendo così l’eliminazione del retrogusto acidulo e la porta in Agosto alla sagra dei prodotti tipici di Pietraroja, alla kermesse di Cerreto Sannita “dalla piazza alla brace e alle “domeniche dell’olio”, ai mercatini di Natale di Torrecuso dove esordisce con un’altra varietà di idromele scuro, fatto con il miele di castagno.

La bevanda riscuote un grande successo presso “Magie al borgo” di Pietramelara (CE), e finalmente nell’estate 2019 si dirige fuori regione verso il Centro-Italia con una tappa a Rosignano Marittima (LI), dove sfida di il ben più famoso idromele inglese, e una tappa presso la famosissima manifestazione medievale “Mercatini storici” di Sulmona, dove esaurisce già a metà manifestazione tutte le scorse.

Per la fermentazione dell’idromele, Barbieri, sperimenta e utilizza metodi antichi con uno sguardo al futuro, come il metodo del “Ciciariello in terracotta”  (metodo originale delle fermentazioni antiche) dove la terracotta, rispetto ai fermentatori moderni in acciaio, garantisce un migliore isolamento termico e rappresenta un contenitore molto adatto a far emergere il varietale e in genere il gusto della materia prima, dando respiro e ossigenazioni a varietà molto aromatiche e ricche, che in altri materiali potrebbero chiudersi.

Da un’antica ricetta russa imprestatagli da un’amica Antonio ha già pensato ad una nuova varietà che si può definire tecnicamente idromele, ma con una storia a sé stante: la Medovukha, l’antica bevanda al miele fermentato degli Zar della Russia occidentale, con miele di tiglio artigianale fatto dai monaci dell’Abbazia di Montevergine e ciliegie rosse e con una gradazione alcolica di circa 30 gradi. L’assaggeremo a dicembre dunque, intanto lasciamo l’alchimista al suo lavoro e la Medovukha a fermentare.

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