La Basilica di Telesia: la campagna di scavi di Pedroni - Telesianarrando

La Basilica di Telesia: la campagna di scavi di Pedroni

Bruna Varrone

Nata a Telese Terme nel 1966, laureata in fisica a Napoli, ha lavorato fino al 2002 a Roma nel settore informatico presso società di telecomunicazioni, successivamente a Benevento presso il CED dell’Università degli Studi del Sannio e il Marsec. Attualmente vive a Telese Terme, consulente IT free-lance e insegnante a tempo determinato di Matematica e Fisica. Ideatrice e web-master di Telesianarrando

Share

Secondo un’antica pianta del 1854 dove si riconosce il circuito murario della città di Telesia sviluppatasi in età imperiale, il centro dell’antica città sarebbe ubicato a San Salvatore Telesino, in contrada Telese Vetere, la campagna di scavi denominata Telesia Archaeological Project guidata dall’archeologo Luigi Pedroni cominciata nel 2014 e terminata nell’estate 2016, conferma la presenza di un “giacimento archeologico” di grande interesse, un’intera città romana tuttora poco studiata e poco conosciuta, della quale il monumento più famoso e meglio conservato sono sicuramente le mura con le torri poligonali e le torri tondeggianti.

Di questa città nel 2012   è stato riportato alla luce l’Anfiteatro e recentemente nella primavera del 2016, l’equipe di Pedroni ha fatto riemergere l’altro grande monumento “le Terme di Teseo”.

Alla fine del Settecento, alcuni studiosi iniziarono ad occuparsi dell’area identificando oltre al circuito murario alcuni monumenti romani come ad esempio il Foro. Successivamente altri studiosi si sono interessati alla ricostruzione principalmente attraverso fotografie aeree, in particolare nel 1966 il Quilici ipotizzava una struttura urbanistica molto regolare all’interno della quale collocava i principali monumenti, il Foro al centro e all’esterno poco fuori le mura, l’Anfiteatro a forma di ferro di cavallo. Più recentemente nel 2005 Balasco e Simonelli si sono interessati alla città di Telesia evidenziando l’impossibilità di riconoscere il tessuto ortogonale urbano proposto dal Quilici e la necessità di procedere attraverso altri scavi per ottenere un tracciato più realistico.

  • pianta-Libero-Petrucci.jpg
  • pianta_telesia_romana.jpg
  • pianta_epoca_altomedievale.jpg

La città di Telesia risulta di fondazione tardo repubblicana anche se i principali monumenti sembrano di età imperiale (all’incirca dal 27 a. C. al 476 d.C), della stessa età risultano anche le Terme di Teseo collocate vicine al centro della città, mentre fuori dal circuito urbano sarebbe collocato il Mausoleo con annessa Necropoli.

L’equipe lituana ha condotto saggi di scavi lavorando anche in proprietà privata con l’accordo della Soprintendenza, liberando innanzitutto le mura in evidenza dai rovi e dalla boscaglia. Il livello di calpestio della città, è emerso due metri sotto il livello di campagna rivelando un edificio con semicolonne al livello pavimentale, ad uno dei suoi angoli si apre un varco, dal quale attraverso una scalinata monumentale in calcare bianco si accedeva presumibilmente ad un altro edificio adiacente. Indagando attorno al perimetro dell’edificio è emerso poi un ingresso con corridoio all’interno del quale, circondata da un giro di pietre, è stata rinvenuta una sepoltura, che sembra essere di donna incinta con feto, di epoca tardo medievale.

La tecnica muraria rilevata e le tracce più antiche rinvenute (oltre a frammenti di ceramica, una moneta di Traiano) hanno consentito la datazione intorno agli inizi del II secolo d. C.; mentre le tracce più recenti rinvenute, come frammenti di ceramica di terra africana hanno consentito la datazione della fine dell’edificio intorno alla fine del IV secolo d. C. Si sa infatti da fonti letterali e da una serie di epigrafi che nel 346 d. C. tutta l’area telesina sannitica Alife, Isernia Sepino fu colpita da un grandissimo terremoto che la distrusse.

E’ molto probabile che Telese sia stata ricostruita dopo il sisma, ma una trentina di anni dopo nel 375, tutta l’area fu colpita da un nuovo sisma, probabilmente dopo questo cataclisma gran parte degli edifici di Telesia ma anche di Alife e Isernia non furono più ricostruiti e furono abbandonati. Il rinvenimento durante gli scavi del 2014 di diversi strati archeologici costituiti da pietre, tegole resti tufacei scorie di vetro e ferro, ceramica e ossa di animali lavorate, fanno pensare per una parte dell’area, ad una destinazione artigianale e per altra parte ad uso agricolo con piccole costruzioni realizzate per mezzo di materiali di spoglio dei monumenti, e successivamente in periodo altomedievale, ad una destinazione come luogo di semplici sepolture prive di corredo.

Dai saggi di scavo emerge un edificio con due ingressi, dal lungo muraglione (20 m) a semicolonne di laterizio che poggiavano su grandi basi in calcare ed avevano un notevole diametro di 90 cm; esse presentano lussuose decorazioni marmoree non solo di marmo bianco ma anche in marmo africano e rosso antico. Questo edificio si trova al centro della Citta antica e si può ipotizzare essere la Basilica di Telesia, una basilica già attestata tramite epigrafi rinvenute negli Orti Pacelliani che insistevano tra le Terme di Teseo e l’edificio rinvenuto.

Potrebbero appartenere a questo edificio i capitelli a semicolonne conservati presso il Museo di Piedimonte Matese provenienti da Telesia, della stessa datazione dell’edificio che furono una donazione privata della famiglia Pacelli di San Salvatore Telesino a Piedimonte Matese. E’ possibile quindi che i sig.i Pacelli fossero i padroni degli Orti Pacelliani e abbiano fatto la donazione quando non era più possibile per i collezionisti, gestire in modo autonomo i ritrovamenti archeologici.

La Basilica cittadina identificata durante gli scavi sorgeva presso il Foro era di grandi dimensioni raggiungendo 36 x 21 (mq) , era riccamente decorata risultava impreziosita internamente da semicolonne laterizie addossate alle mura perimetrali, il pavimento era ricoperto di mattonelle di marmo bianco quasi completamente depredate, la decorazione a semicolonne richiama la basilica di Pompei mentre la pianta rettangolare e gli ingressi plurimi e l’accesso ad edificio adiacente ricordano la basilica di Sepino. Aveva tre ampi ingressi: uno centrale e due alle estremità del lato orientale, ognuno dei quali diviso in due da un pilastro e si connetteva al foro su questo lato principale. Sul lato opposto invece si apriva l’entrata per una scalinata monumentale che conduceva ad un edificio sopraelevato

I reperti mostrano chiare tracce di tentativi di spoglio, gradoni, soglie, decorazioni marmoree mattonelle risultano visibilmente asportate in diversi punti

L’identificazione della basilica porta quindi a localizzare con buona approssimazione anche il foro della città, finora non ancora individuato con certezza, risulta provenire della pavimentazione del foro un certo quantitativo di pietrame e resti di colonne appartenenti al portico di raccordo tra basilica e foro oltre ad un basamento interpretabile come i resti del podio di una statua equestre rivestito di lastre.

Tanti indizi fanno ritenere che la basilica di Telesia fosse al lato del foro, situata cioè al centro della città a differenza di quanto sostenuto dalla pianta di Simonelli Balasco dove la basilica era collocata al nord, lontana dal centro della città.

Non dobbiamo però pensare alla basilica come ad una chiesa o edificio di carattere religioso. La Basilica è un edificio coperto in stretto contatto con il foro, adibita a transazioni commerciali o a sede del tribunale, all’interno della quale si svolgeva l’amministrazione della giustizia.

Al fine di garantire la tranquillità dei magistrati nell’applicazione delle leggi, e di enfatizzare il ruolo della giustizia, era opportuno poi separare sia la basilica che il tribunal dal popolo, infatti anche a Pompei il podio della giustizia, è rilevato rispetto al piano della basilica e vi si accedeva per una scaletta come quella rinvenuta nello scavo. Le basiliche dovevano essere connesse ai fori perché i commercianti durante le intemperie vi si potevano rifugiare come si evince sia da modelli architettonici che da fonti letterali in particolare Vitrurio.

si vedono i gradoni dell'anfiteatro e alcune porte di ingresso delle fiere

Resti dell’Anfiteatro foto di Gianfranco Vitolo

I recenti scavi hanno ancora una volta evidenziato il patrimonio archeologico che giace nel territorio di San Salvatore Telesino, di competenza anche del comune di Telese. Queste amministrazioni così prodighe di buoni propositi e di buoni consigli quando presenziano cerimonie culturali, ancora non hanno trovato la strada per valorizzarlo e non disperderlo sotto i rovi. Le terme di Teseo come l’anfiteatro, dopo gli scavi sono state lasciate all’incuria e saranno in breve tempo sotterrate nuovamente. I cittadini di San Salvatore e Telese potrebbero fare sfoggio del loro passato, eppure dopo due secoli, nonostante studi, evidenze, scavi e finanziamenti a cui non si partecipa, devono accontentarsi di ipotesi e sperare che la prossima primavera non sia troppo rigogliosa per poter godere ancora un poco di quelle bellezze, che non solo gli studi ma anche braccia di volenterosi, hanno riportato alla luce.

Fonti e link:

Conversazione con Luigi Pedroni (Fondazione Gerardino Romano)

Articolo di Luigi Pedroni Fasti on line

Vista dal drone di Francesco Zeta

Share
Translate »
Facebook