La Civita di Pietraroja

La Civita di Pietraroja

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Il giacimento fossilifero di Pietraroja è un sito di rilevanza internazionale, definito come un vero e proprio museo a cielo aperto, dove è possibile leggere un importante capitolo della storia della formazione del nostro Appennino. Pietraroja sorge su un rilievo carbonatico detto Civita di Pietraroja, che è posto ad una quota massima di 960 m s.l.m. ed è situato sul bordo orientale del gruppo montuoso del Matese.

E’ un piccolo paese, posto nella splendida cornice del Parco Regionale del Matese a circa 830m, s.l.m. L’etimologia del suo nome è controversa: potrebbe derivare da Petra robia (ruoe rossa) o pietra roja per indicare il colore rosso delle rocce calcaree presenti, arricchite in bauxite, oppure dal latino pietra ruens (pietra che scorre) per i movimenti franosi che interessano l’area o per i terremoti che l’hanno devastata.

Borgo montano con tetti in cotto e case di colore giallo-ocra

Pietraroja foto di Gianfranco Vitolo

La Civita è delimitata ad ovest dalla profonda gola del Torrente Titerno, che la separa dalla Civita di Cusano, e ad est dalla valle del Rio Torbido. Più di cento milioni di anni fa, invece durante il Cretacico inferiore quest’area, e più in generale l’area in cui sorgerà poi la penisola italiana, era quasi completamente occupata dal mare: l’Oceano Tetide. L’ambiente era quello tipico delle attuali isole Maldive e Bahama, con acque calde e basse generalmente inferiori ai 10 m. di profondità.

Non vi era dunque, ancora l’attuale catena montuosa degli appennini, ma stava avvenendo la formazione delle rocce che la costituiscono e che oggi ritroviamo sulla Civita di Pietraroja. Le rocce più antiche sono ascrivibili al Cretacico inferiore circa 135 milioni di anni fa: si tratta di circa 300 metri di calcari, dolomitici e talvolta dolomie. Negli ultimi 50 metri si hanno calcarei a ittioliti. I calcari cretacici sono sovrastati da altre rocce calcaree, ma di età miocenica (circa 16 milioni di anni fa).

Esiste quindi un intervallo di tempo mancante di circa 80 milioni di anni tra i calcarei cretacici e quelli miocenici. La spiegazione la troviamo in una lunga fase di emersione dal livello del mare di questa area che ha determinato la non deposizione di sedimenti. Nel Miocene l’area viene di nuovo sommersa e si depositano le rocce delle formazioni di Cusano, Longano e Pietraroja che rappresentano la parte più alta della successione. Relativamente alle caratteristiche dell’ambiente in cui si sono depositati i calcari ad ittioliti, sono state avanzate diverse interpretazioni: una laguna un bacino di mare basso o un canale sottomarino non più attivo.

alte rocce a mo' di anfiteatro circondano un pianoro verdeggiante

Dintorni del parco paleontologico- foto di Gianfranco Vitolo

Le evidenze a favore dell’una o dell’altra ipotesi sono controverse. Sta di fatto che la tipologia della specie ritrovate, l’eccezionale stato di conservazione di diversi esemplari e la presenza di un anfibio, indicano condizioni di mare basso, riparato e prospiciente a terre emerse. La tesi più accreditata sembra essere quella di un’area lagunare prospiciente a basse terre emerse che presentavano scarsa vegetazione. La laguna doveva essere non grande, poco profonda e ben protetta, con acque poco mosse, frequentemente stagnanti, povere o prive di ossigeno e con saltuarie comunicazioni con il mare aperto.

L’idrogeno solforato che si sprigionava dal fondo fino alla superficie provocava avvelenamento di tutto l’ambiente causando la mortalità in massa degli organismi che vi abitavano, soprattutto pesci, i cui resti depositati sul fondo non si decomponevano e venivano ricoperti da nuovi sedimenti. Periodicamente le acque provenienti dal mare aperto invadevano la laguna, che veniva ripopolata di piccoli invertebrati come molluschi stelle di mare crostacei anellidi e pesci predatori e si assisteva ad un aumento temporaneo del contenuto di ossigeno nelle acque stagnanti. Purtroppo però quando si ripristinavano le normali condizioni ambientali, gli organismi che avevano popolato la laguna, morivano, depositandosi sul fondo.

Roccia calcarea liscia e bianca in discesa circondata da rocce grigio scuro

Le Cavere Foto di Gianfranco Vitolo

In località “le Cavere” sul fianco settentrionale ed orientale della Civita, si trova il Parco Paleontologico di Pietraroja, oggi ente Geopaleontologico, culla di numerosi reperti fossili di inestimabile valore paleontologico in cui affiorano i famosi calcari a ittioliti. Si tratta di un calcare fittamente stratificato, con uno spessore di circa 20 cm, di colore bianco avana e grigio a cui si alternano sottili livelli di selce, in passato usato come pietra litografica.

Sulle superfici di strato si possono ammirare resti di pesci, talvolta associati a gusci di bivalvi, gasteropodi ed echinodermi. Nei livelli più scuri ricchi in materi organica, è possibile osservare anche resti vegetali. La Civita di Pietraroja, è ricca di altre risorse naturalistiche, oltre al celeberrimo sito delle Cavere. Nella Cava Canale, per esempio, si può osservare la trasgressione dei calcari miocenici della formazione di Cusano sui calcari ittiolitici del Cretacico inferiore. Oltre il campo sportivo, intensi fenomeni carsici hanno prodotto una grotta, il Trabucco. Infine a nord est, un sentiero costeggia la base della Civita e porta a un belvedere da cui si gode un suggestivo panorama: la forra del Torrente Titerno tra i rilievi delle Civite di Cusano e Pietraroja, il pianoro delle Regie Piane con le sue miniere di bauxite, e la cima del monte Mutria il più alto della zona (1823m).

 

 

 

FONTI: l’articolo è stato estratto dal materiale informativo e dalla cartellonistica del Museo Paleolab 

FOTOGRAFIA: la foto in evidenza è di Francesco Raffaele, le foto dell’articolo sono di Gianfranco Vitolo

APPROFONDIMENTI: Società Paleontologica Italiana

 

 

 

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