La Grotta delle Fate - Telesianarrando

La Grotta delle Fate

Paolino Ciarlo

Paolino Ciarlo vive a Faicchio da 46 anni, è fotografo freelance. Fin da bambino ha nutrito una grande passione per i luoghi che ci circondano con i suoi paesaggi, le leggende e i suoi miti. Attualmente è presidente dell’Associazione Grotta delle Fate che da Maggio 2017 darà inizio al programma degli eventi.

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Il Monte Acero, tra Faicchio e San Salvatore Telesino, ospita la cosiddetta Grotta delle Fate le cui pietre emanano un riflesso azzurrino.

Si tratta di una cavità naturale che penetra la montagna per una profondità di oltre 20 metri, con una altezza che, all’ingresso è di 2 m circa, ma all’interno, in alcuni punti raggiunge sei sette metri e con una larghezza variabile dai 70 ai 250 cm.

L’ ingresso si apre lungo la fascia dello schienale del versante ovest del monte Acero, quella formante la linea di colmo che scende verso la zona Cortesano, alla quota altimetrica approssimativa di circa 420 sul livello del mare. Gli spazi accessibili interni sono ricavati dalla naturale sovrapposizione e fusione di grossi massi calcarei, sui quali, poi, ha fatto la sua parte l’azione lenta del tempo con la formazione di fantasiosi e svariati disegni di stalattiti e stalagmiti.

Un’antica leggenda medievale racconta che sul Monte Acero avevano stabilito la loro residenza un gruppo di fate e che queste, per approvvigionarsi di acqua dal sottostante Titerno, calassero un secchio lungo i fianchi della montagna legato ad un filo di capelli. La leggenda trae spunto dalla presenza di una grotta, detta delle fate, probabilmente un tempio sotterraneo del periodo sannita, e da un tratturo visibile sulle pendici del monte che, complice una emanazione di gas sulfureo, risulta tutt’oggi privo di vegetazione. A poca distanza da questa grotta, esiste un’altra cavità conosciuta come Cu-uv e’ vent (Covo del Vento), anche questa si ritiene testimonianza di antiche dimore e non si escluda possa addirittura essere in comunicazione con la grotta delle fate.

Il sito è un poco “fuori mano” dai normali itinerari frequentati dagli appassionarti massesi di Monte Acero, ma questa “Grotta”, queste “Fate” che insistono con la loro presenza nella nomea popolare di molti luoghi della zona, il “Ponte delle Fate” (Ponte Fabio Massimo) le “Mura delle Fate” (Mura Megalitiche) e la stessa “Grotta delle Fate”, hanno sempre destato attrazione e fascino dell’ operatore agricolo della montagna, tanto da protrarsi nella memoria delle generazioni e dei popoli preistorici che abitarono in tempi primitivi le nostre terre, quando un “doppio motivo” faceva preferire la dimora sui monti a quei primi abitatori del Sannio; l’uno perché le valli sottostanti erano ancora palustri e i corsi dei fiumi non ancora determinanti; l’altro perché sui monti essi si sentivano al sicuro, per la custodia  degli armenti  e vi trovavano quella pietra loro necessaria a costruire mura gigantesche che ancora sfidano i secoli.

 

 

Foto di Paolino Ciarlo 

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