l'Eccidio di Caiazzo - Telesianarrando

l’Eccidio di Caiazzo

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TRA MEMORIA E OBLIO : l’Eccidio di Caiazzo

sintesi della prefazione a cura di telesianarrando

Con questo saggio, Nicola Sorbo ha tentato di ricostruire la strage nazista di Caiazzo del 13 Ottobre 1943, giorno in cui secondo la sentenza 22 persone, tra cui donne e bambini, furono trucidate.
L’autore ha sentito la necessità di esaminare l’eccidio, anche alla luce degli esiti processuali, poichè dopo venti anni dal processo, conclusosi nel 1994 con la condanna all’ergastolo di due dei responsabili Emden e Schuster, la memoria dei fatti risultava ridotta a narrazioni approssimative.

In ogni caso, il passato prima o poi tende a riemergere, anche se si occulta o manipola. L’uomo ha un bisogno istintivo di “verità”; ciò lo spinge a colmare i vuoti di memoria attraverso un processo di ricostruzione degli eventi che prescinde dall’effettiva realtà storica e risponde, invece, all’esigenza di dargli un senso. Così è stato per la strage di Monte Carmignano: il bisogno di comprendere i motivi di quel massacro ha indotto la popolazione di Caiazzo a ricostruire i fatti, ora come gesto di cieca follia determinato dal “tradimento” italiano, ora come rappresaglia per l’uccisione di un soldato tedesco, ora come reazione spropositata a una provocazione delle vittime, ora come punizione per avere quei contadini dato asilo a due soldati americani.Nicola Sorbo

L’autore ha seguito da vicino il lavoro di ricerca e di ricostruzione che ha portato al processo. Per suo consiglio infatti, il sindaco di Caiazzo affiancò al ricercatore italo-americano Joseph Agnone, autore nel 1988 del ritrovamento del dossier di Algeri, lo storico Giuseppe Capobianco, amico di Sorbo e dirigente del partito comunista.

Agnone a sua volta aveva ripreso i dossier di Habe (scrittore), e di Stoneman (giornalista e assistente del Segretario delle Nazioni Unite per i crimini di guerra). Habe nel 1943 aveva condotto i primi interrogatori sull’eccidio riuscendo a risalire ai responsabili del massacro. La procura di Monaco aveva archiviato le accuse relative a Lemick-Emden, e Stoneman scriveva alle autorità sovietiche italiane lamentando che nè gli alleati ne l’Italia avevano mostrato interesse ad arrestare Lemick. Questi fu finalmente arrestato e trasferito ad Algeri ma dopo due tentativi di fuga rilasciato. Stoneman rivolse ancora un appello alle autorita sovietiche e italiane, scrisse anche a quelle di Caiazzo, ma la lettera rimase “dimenticata” nell’episcopio, tra le pieghe di un giornale, fino a quando il caso volle fosse ritrovata e, per volonta del vescovo Angelo Campagna, resa pubblica nell’estate 1988.

L’inchiesta dunque proseguì solo dopo tale data e fu consegnata alla Procura della Repubblica con la quale Capobianco collaborò in qualità di storico. La competenza della giurisdizione fu affidata al tribunale militare, ma in seguito al ricorso del PM Albano, la Cassazione convincendosi che la strage si era compiuta per cause estranee alla guerra la affidò alla Corte d’Assise.

Sacrario delle vittime di Monte Carmignano, al cimitero di Caiazzo

Nel 1996 Il Tribunale militare di Roma, aveva prescritto il processo nei confronti di Priebke e Hass imputati per la strage delle fosse Ardeatine. Successivamente la Corte di cassazione aveva annullato tale sentenza, e solo dopo un nuovo processo e appelli la corte militare e la corte d’Assise,  sentenziarono nel 1998 la condanna definitiva all’ergastolo di Priebke.

Il gruppo di studio e lo stesso Sorbo, temendo che la strage di Caiazzo potesse essere inficiata dal conflitto tra i due tribunali, evidenziato dal caso Priebke, furono contenti che la sentenza fosse presa in carico dalla Corte d’Assise anziché dal tribunale militare. Col passare degli anni secondo Sorbo, questa scelta ha evidenziato i suoi limiti, poiché il processo insistendo sulla responsabilità dei due artefici, non approfondì a sufficienza le cause della strage. Per la corte di Assise infatti, si trattò di un “episodio singolare”, che contrasta con la verità storica di “una occupazione nazista della Campania”.

Il processo di S. Maria C.V. NON ha solo sottovalutato l’impressionante numero di civili uccisi dalla Wehrmacht in Terra di Lavoro, ma ha pure accreditato l’ipotesi infondata di sevizie cui sarebbero state sottoposte le vittime prima di essere uccise: La Corte, ad esempio, per stabilire come erano stati uccisi quei contadini, prese in considerazione lo scenario descritto da alcuni testimoni accorsi sul posto il giorno dopo, piuttosto che le ferite riscontrate sui corpi delle vittime da un ufficiale medico americano.Nicola Sorbo

Secondo l’autore, il massacro rientrava in un piano sistematico e dal processo sarebbero dovute emergere le responsabilità dei comandi militari, così come è emerso nei procedimenti contro crimini nazisti successivi a quelli di S. Maria C.V .
Questa è dunque la verità storica che emerge dall’analisi degli studi cominciati da Habe e portati avanti da Capobianco, dall’ascolto della sentenza, dai documenti che ha visionato e che in alcuni casi allega al testo, e dalle numerosi fonti che ha utilizzato per giungere a scrivere “Tra Memoria e Oblio”.

Il 20 /12/2018 Presentazione del libro di Nicola Sorbo a Telese Terme
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