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Ma dove sono veramente le Forche Caudine?

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Le Forche Caudine secondo una raffigurazione pittorica dell’800 così come ce le descrive Tito Livio e così come le abbiamo sempre immaginate. Una conformazione “identica” a questo disegno e a quanto narrato, però vicino Caudio, non ce n’è neanche una!!!.

Nel racconto di Tito Livio, se si vuol tenere conto della logica sull’itinerario “più breve” seguito delle legioni romane dirette a Lucera partendo da Galatia vicino Maddaloni o da Calatia l’odierna Caiazzo, non incontreremo nessun luogo con conformazione orografica “identica” alla descrizione delle Forche ma quella logica ci conduce a 2 sole aree che presenterebbero parzialmente delle similitudini, quali: Piana di Prata sul Taburno e la strettoia di Forchia presso Arpaia, entrambe però presentano una sola delle due famose e caratterizzanti “Forche” descritte da Livio e, solo Piana di Prata presenta anche un corso d’acqua. 

Evidenti però sono le “forzature” interpretative sulla conformazione dei luoghi per volerle somiglianti alla forma classica delle Forche Caudine. Se invece cerchiamo la sola forma orografica “identica” alla descrizione liviana, soltanto la Valle di Cusano risulta l’unica che presenta le 2 evidenti Forche una d’ingresso e l’altra più stretta di uscita, congiunte da una cintura di monti ininterrotta e con abbondante acqua nella valle centrale, per di più quella di uscita da un mio sopralluogo sarebbe occlusa da una evidente frana. L’unica pecca e per nulla trascurabile è che non si trova affatto vicino Caudio. 

In definitiva itinerari e orografia delle Forche non coincidono al 100% con il racconto di Livio, uno dei 2 pilastri su cui poggia la narrazione potrebbe forse, non essere veritiero…(il forse ovviamente è d’obbligo)

I “centri sanniti”, soprattutto nel III sec. a.C., fino alla romanizzazione del Sannio, quando sorsero le prime città erano costituiti da una serie di nuclei sparsi “…nam Samnites…in montibus vicatim habitantes…”: Tito Livio, Ab Urbe condita IX, 13: alcuni villaggi sparsi qua e là, là i pascoli, là i recinti, le capanne e i terrazzamenti difensivi. Quindi, erano tutta una serie di “vici” a prendere poi lo stesso nome. I romani, inoltre, erano sintetici. Se dovevano dire: presso, o a confine del territorio ove insistono vari villaggi caudini, dicevano semplicemente “apud Caudium”. etc. etc

di Lorenzo Morone

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