L'Amore Brigante - Telesianarrando

L’Amore Brigante

15.00

Spedizione Gratuita

Il dipinto in copertina è opera del Maestro Stefano Presutti di Telese Terme. La casa editrice “Edizioni 200diciassette” ha partecipato alla fiera del libro di Francoforte e la copertina de “Il Sannio tra Sangue e Passione” è stata selezionata dalla rete Libri&Co come una delle più avvincenti della produzione.

uomo morto vicino ad una carabina immagine d'epoca color seppia

Michele Di Vico ha pubblicato per la prima volta un dramma storico, “L’amore Brigante” con la casa editrice 2000diciassette. Il lavoro è diviso in due parti, una prettamente teatrale, dove sono presenti elementi drammaturgici descritti con una tecnica che trascina il lettore attraverso ambienti e sensazioni. Chi legge fa i conti con le emozioni di […]

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Descrizione

di Rossella Del Prete (Università degli Studi del Sannio)

Apprezziamo molto l’impegno, per così dire, “extrascolastico”, del Prof. Di Vico che, oltre a svolgere con dedizione e senso del dovere il suo lavoro di insegnante, trasferisce i suoi studi di storia in suggestive sceneggiature teatrali. L’Autore, infatti, non è nuovo ad esperienze culturali come questa, in cui opera una trasposizione di fatti storici, rigorosamente studiati e documentati, in un dramma storico; usa la sperimentazione del linguaggio teatrale nel racconto della storia e la tecnica della scrittura teatrale come laboratorio di storia. E cosa c’è di meglio della tecnica teatrale come strumento di facilitazione nell’acquisizione del linguaggio specialistico della storia?

I Fatti di Pontelandolfo e Casalduni

Gli argomenti trattati sono quelli relativi ai terribili eccidi di Pontelandolfo e Casalduni, due piccoli Comuni della Provincia di Benevento. Storie di briganti, di patrioti, di violenze e soprusi. Il racconto di uno degli aspetti del brigantaggio prende forma nella pièce che ci accingiamo a presentare e i personaggi rivivono nei quadri teatrali del dramma. Siamo di fronte alla costruzione di uno storytelling di grande efficacia, su una tematica che continua a richiamare attenzione, dopo anni di studi, di interpretazioni storico-sociologiche e ricerca storiografica, talvolta revisionista, del Risorgimento italiano. Il lavoro di ricostruzione storica di Di Vico è dunque destinato alla rappresentazione teatrale, che sarebbe bello ed opportuno rivolgere alle scolaresche, a cominciare da quelle degli stessi territori in cui quei fatti storici si verificarono, oltre 150 anni fa.

L’intera vicenda è basata su una storia vera, testimoniata da un’ingente mole di documentazione relativa ai fatti di brigantaggio, che hanno interessato il territorio sannita tra il 1860 e il 1866. L’eccidio dei due piccoli comuni sanniti, dell’ex Regno delle Due Sicilie, avvenne il 14 agosto 1861 e fu un atto gravissimo, la cui verità, ormai ben ricostruita dalla ricerca storica, attende ancora un riconoscimento forte, sentito, dal profondo valore simbolico, da parte dello Stato Italiano. La tragedia, le cui dimensioni variano a seconda delle interpretazioni storiografiche che si sono succedute, è ritornata agli onori della cronaca in occasione delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia: nel 2011, sono infatti arrivate (tardive ed intempestive, per alcuni) le scuse ufficiali dello Stato Italiano che, in ricordo del terribile eccidio, ha posto una lapide nei luoghi della strage.

Al mattino del giorno 14 (agosto) riceviamo l’ordine superiore di entrare a Pontelandolfo, fucilare gli abitanti, meno le donne e gli infermi (ma molte donne perirono) ed incendiarlo. Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava; indi il soldato saccheggiava, ed infine ne abbiamo dato l’incendio al paese. Non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli cui la sorte era di morire abbrustoliti o sotto le rovine delle case. Noi invece durante l’incendio avevamo di tutto: pollastri, pane, vino e capponi, niente mancava…Casalduni fu l’obiettivo del maggiore Melegari. I pochi che erano rimasti si chiusero in casa, ed i bersaglieri corsero per vie e vicoli, sfondarono le porte. Chi usciva di casa veniva colpito con le baionette, chi scappava veniva preso a fucilate. Furono tre ore di fuoco, dalle case venivano portate fuori le cose migliori, i bersaglieri ne riempivano gli zaini, il fuoco crepitavaCarlo Margolfo

Così il militare descriveva, nelle sue memorie, le modalità del massacro che seguì ad uno dei tanti casi di resistenza di matrice filo borbonica, spesso capeggiati da semplici cittadini o ex militari, contro il neonato Stato sabaudo, all’indomani della proclamazione del Regno d’Italia. Accadde così che, il 7 agosto 1861, i briganti capeggiati da Cosimo Giordano, ex sergente di Sua Maestà Francesco II di Borbone, occuparono i paesi di Pontelandolfo e Casalduni, in provincia di Benevento, ed issata la bandiera borbonica vi proclamarono un governo provvisorio. La reazione del governo centrale non si fece attendere e tre giorni dopo fu inviato un commando composto da quaranta soldati e quattro carabinieri con il compito di effettuare una ricognizione e appurare la portata della sommossa. Giunti alle porte dei due paesi, i militari del commando furono catturati e trucidati dai briganti, con l’aiuto degli abitanti del posto. Ma, si sa, la violenza chiama sempre altra violenza e il generale Enrico Cialdini, appresa la notizia, diede ordine di vendicare il sangue dei soldati con il sangue del popolo

Li voglio tutti morti! Sono tutti contadini e nemici dei Savoia, nemici del Piemonte, dei bersaglieri e del mondo. Morte ai cafoni, morte a questi terroni figli di puttana, non voglio testimoni, diremo che sono stati i briganti. […]Di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra Enrico Cialdini

Questo fu l’ordine del generale Enrico Cialdini rivolto al colonnello Pier Eleonoro Negri ed al maggiore Melegari, che erano a capo di due reparti dell’esercito rispettivamente diretti a Pontelandolfo e Casalduni. I cittadini di Casalduni, avvertiti in tempo della rappresaglia, riuscirono in gran parte a mettersi in salvo; quelli di Pontelandolfo, colti di sorpresa, furono brutalmente uccisi e le case del paese distrutte ed incendiate. I bersaglieri italiani rasero al suolo le due cittadine e punirono così, con “esemplare” crudeltà, le genti di Pontelandolfo e Casalduni. Il numero delle vittime è imprecisato, c’è chi dice che furono 400, chi ne addita più di mille e chi ritiene che fossero solo tredici e che i loro nomi fossero stati scrupolosamente trascritti nel Libro dei Defunti della Chiesa dell’Annunziata di Pontelandolfo da due sacerdoti.

Le Fonti

I libri parrocchiali sono fonti attendibili e chi li ha studiati è un serissimo ricercatore di storia: tra i morti di Pontelandolfo risultano due anziani di 94 e 89 anni ed un uomo di 55 anni, «tocco dalle fiamme». Dei tredici morti, undici erano uomini e due donne. La più vecchia aveva 94 anni e si chiamava Maria Izzo, la più giovane 18 anni e si chiamava Concetta Biondi. Non risulta che morirono bimbi o ragazzi. I documenti d’archivio sono molto precisi: indicano anche il luogo della morte. A Casalduni, pare non vi fosse alcun morto. C’è, dunque, chi ancora nega l’eccidio, riducendo drasticamente i numeri delle vittime. In questo scenario di verità storiche celate e di passato alterato, abbiamo una sola certezza: quella verificatasi dopo l’Unità d’Italia è stata una vera e propria guerra civile, tra i nuovi dominatori, che avevano negli emblemi di casa Savoia la fonte del loro potere, e tra i vinti della storia, quelli che la storiografia ha definito in maniera dispregiativa briganti. Una lotta impari e sanguinaria, tra un esercito addestrato ed armato fino ai denti contro contadini, artigiani, commercianti o più semplicemente uomini, che non hanno voluto piegarsi agli interessi ed all’arroganza dei “fratelli Piemontesi”, ma che, rimanendo fedeli ai loro ideali, non hanno avuto paura di immolare le loro stesse vite in nome della propria libertà ed identità. Questi i fatti, su cui l’Autore interviene prima nella ricostruzione teatrale, poi rielaborando, con grande capacità di sintesi e dovizia di particolari, alcune grandi questioni del Risorgimento Italiano.

Il Libro l’Amore Brigante

Non avendo questo libro alcuna pretesa di essere saggio storico, diamo qui di seguito, sinteticamente, un quadro di insieme». L’inquadramento storico più generale, che segue il dramma storico in tre atti, parte dalla cronologia delle tappe più importanti della nascita della Provincia di Benevento, la prima dell’Italia unita, continua con la descrizione del fenomeno del brigantaggio e di alcune sue sintesi interpretative, e si chiude con una galleria dei protagonisti di quelle vicende, corredata da una breve appendice documentaria. Resta il valore di uno spaccato di vita sociale, in un momento delicato della storia dello Stato italiano, che va ricordato e tramandato di generazione in generazione, perché la storia non è solo maestra di vita, è anche rigeneratrice di pace e di nuove relazioni umane e produttive. Il fatto che a scrivere questo libro sia stato un docente di italiano e storia conferisce a quest’opera, così articolata eppure così semplice nella sua complessità, un valore didattico e laboratoriale di grande rilevanza.

Un Dramma per la Scuola

Torniamo, dunque, al mondo della scuola: se si vuole che gli studenti conseguano una educazione cultura storica non basta che apprendano conoscenze storiografiche, occorre anche sollecitarli ad operare con le fonti di informazioni sul passato e con le categorie analitiche appropriate, in modo da far sperimentare loro i procedimenti di ricostruzione del passato.
L’uso delle fonti nella didattica della storia è diventato uno dei nuovi approcci all’insegnamento di una disciplina complessa, talvolta noiosa, ma straordinariamente affascinante. Il teatro rappresenta un possibile metodo di lavoro, nel vasto panorama degli strumenti didattici. Il lavoro di narrazione storica compiuto dall’Autore si è arricchito, nella trasposizione teatrale, di storie, di vite vissute, di ricordi, di umanità. La storiografia, cioè la descrizione della storia, comprende tutte le forme di interpretazione, dalla trattazione e trasmissione di fatti e accadimenti del passato storico. Aspettiamo con ansia la messa in scena di questo dramma storico, e sarebbe davvero bello se ad interpretare i vari ruoli vi fossero degli studenti con i quali avviare un laboratorio di storia che parta dalla didattica delle fonti storiche per arrivare alla costruzione di uno storytelling divulgativo e persuasivo.
Se poi consideriamo quanto la recente destrutturazione dei programmi scolastici abbia ridotto l’insegnamento della storia e della geografia, creando un’intera generazione di studenti privi dei fondamentali spazio-temporali per potersi orientare nel mondo, incapaci di collocare nel tempo e nello spazio gli avvenimenti storici, di individuare un luogo, una montagna, un fiume, una battaglia o un impero, comprendiamo come associare la tecnica ed il linguaggio teatrale alla narrazione storica possa diventare efficace per recuperare conoscenze ed allargare gli orizzonti del sapere. In conclusione, senza timore di sminuire il valore storico-letterario di questo volume, riteniamo che una precisa finalità educativa sia alla base di una simile proposta editoriale che – o come libro di storia locale o come copione teatrale, debba porsi l’obiettivo di entrare nelle scuole e di fornire ai docenti uno strumento in più al quale poter ricorrere nel difficile compito di indirizzare le nuove generazioni verso lo studio del passato, con approccio critico, con la consapevolezza del valore delle fonti, ma anche con la passione per la storia.

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