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Sulle ali delle farfalle a Guardia Sanframondi

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A Guardia Sanframondi in provincia di Benevento, negli edifici adiacenti al Castello è custodita una preziosa raccolta di farfalle di più di 1000 esemplari provenienti da tutti i continenti, collezionate dagli anni ’30 agli anni ‘90 dall’avvocato e entomologo Pascasio Parente, e donate nel 1990 al comune dai suoi eredi. A Guardia Sanframondi in provincia di Benevento, negli edifici adiacenti al Castello è custodita una preziosa raccolta di farfalle di più di 1000 esemplari provenienti da tutti i continenti, collezionate dagli anni ’30 agli anni ‘90 dall’avvocato e entomologo Pascasio Parente, e donate nel 1990 al comune dai suoi eredi.

Le collezioni di farfalle hanno svolto un ruolo importante nella scienza, nella geografia, nella conoscenza dei cambiamenti climatici, ma anche nell’arte e nella letteratura. L’interesse per gli insetti ha radici assai antiche ma è nel 1800 che gli entomologi cominciano a specializzarsi, nascono associazioni che finanziano spedizioni scientifiche e favoriscono gli scambi di esemplari tra i continenti. Il lavoro dei naturalisti è spesso affiancato da aristocratici che collezionano insetti come passatempo in particolare farfalle che attraggono l’attenzione per il gusto del bello.

Intanto nel 1858 Darwin e Wallace presentano al pubblico la teoria dell’evoluzione, ed in particolare Wallace (del quale nel 2013 è stata rinvenuta una collezione di 300 farfalle nel Museo di Oxford) studia il mimetismo e il polimorfismo sessuale  dei lepidotteri.

Le farfalle cominciano ad assumere un ruolo importante nella definizione dei confini zoogeografici, stimolano la creazione di nuove regole di classificazione (tassonomia) ma anche la creatività di artisti e letterati.

Un esempio è Vladimir Nabokov autore di Lolita il quale scriveva:

Uno scrittore deve avere la precisione di un poeta e l’immaginazione di un scienziato

Considerato un entomologo dilettante, affascinato dai misteri del mimetismo e amante del bello si dedicò allo studio dell’Icaro azzurro, la farfalla blu diffusa in Eurasia e in America. Ha dedicato numerose righe alle farfalle di cui amava considerarsi “il padrino” come riporta la sua poesia “Scoprire una farfalla”

Nel 1945, formulò l’ipotesi che l’Icaro Azzurro dall’ Asia, fosse arrivata in America attraversando lo stretto di Bering fra l’Alaska e la Russia, in cinque ondate successive evolvendosi nel corso di dieci milioni di anni.

Non gli fu dato credito poiché non si riusciva a spiegare come dal clima caldo le farfalle, fossero arrivate così a Nord, ma le moderne tecniche di sequenziamento del DNA e lo studio dei cambiamenti climatici dello stretto di Boering hanno permesso di confermare la sua teoria, e nel 2010 la prestigiosa rivista scientifica “Proceedings of the Royal Society of London” ne ha dato l’annuncio elevandolo al rango di scienziato di indubbio valore.

Ma veniamo ora alla nostra collezione. Le caratteristiche di raccolta sistemazione e visualizzazione, la numerosità delle specie e la provenienza geografica da ogni continente, rendono la collezione unica al mondo e conferiscono a Pascasio Parente il titolo di entomologo innovatore. Nato a Guardia nel 1897, visse fino al 1979, nel ’34 fu potestà di Guardia, pubblicista corrispondente del Mattino e fondatore del quindicinale “Messaggio d’Oggi”. Prestò servizio come ufficiale di bersaglieri nella Campagna di Libia dal quale tornò ferito e prese parte alla II Guerra Mondiale come Maggiore dei bersaglieri presso il S.I.S.M., poi fu Giudice Istruttore presso il tribunale di Lecce. Dopo la Guerra tornò a Guardia dove si dedicò alla professione di avvocato, e ai suoi hobbies. Collezionava monete, conchiglie, pietre, cimeli ma si appassionò molto ai lepidotteri.

A differenza di Nabokov suo contemporaneo non si sentiva “padrino delle farfalle” ma le collezionava “da amatore”. Pur da semplice amatore, ci ha trasmesso una collezione di ben 36 cassette di farfalle e 2 cassette di insetti perfettamente conservate. La raccolta è stata ampliata dal figlio Sergio cosicché nel museo oggi è possibile osservare 54 cassette di lepidotteri e 10 di insetti. Tutte le fasi raccolta, sistemazione, conservazione sono tese a preservare al massimo l’integrità. La raccolta infatti avveniva col bicchiere, anziché col retino, per evitare che le ali perdessero colore, le attirava con un lume nelle calde sere d’estate. Dopo la cattura le faceva morire immediatamente con la giusta dose di soluzione di arsenico per evitare che sbattessero le ali, poi le essiccava distendendole completamente in un foro praticato nel cartone pressato, infine le sistemava senza lo spillo, in teche con doppio vetro e cornice di legno che si faceva costruire da falegnami guardiesi di sua fiducia

Molti esemplari sono stati raccolti da sé in Africa durante la guerra. Altri se li faceva spedire da amici e parenti o emigranti guardiesi che si rivolgevano a lui per tenere la corrispondenza con le famiglie. Alcuni se li fece spedire da Associazioni e Istituti con i quali era entrato in contatto o li acquistava presso commercianti giapponesi. Molti altri principalmente quelli provenienti dal Sud Africa, dalla foresta amazzonia dal Brasile, dal Venezuela dall’Argentina se li faceva portare dal figlio Sergio, comandante di navi commerciali. Il doppio vetro ci consente la visione anche dal retro, dove spesso cangiano forme e colori danno vita ad altre somiglianze e mimetismi.

Osservando per esempio il retro della farfalla “Testa di gufo”, si può osservare il perfetto mimetismo con un gufo con grandi occhi gialli che spaventano l’osservatore del museo, come un tempo hanno spaventato i predatori.

Un altro esempio è la “Kallima” proveniente dal Messico, colorata in maniera molto appariscente nella parte anteriore, presenta invece una colorazione marrone nel retro e sottili disegni che imitano le nervature delle foglie.

Si viene rapiti dalla leggerezza delle ali, dal turbinio dei colori, dalle geometrie degli occhi, e con la mente si tracciano i confini geografici cercando relazioni tra i colori e le forme con la vegetazione di terre lontane mai viste, quale nettare preferivano, quale fiore lussureggiante le attraeva e le falene di quale polvere di stelle brillavano?.

Le farfalle provenienti dalla foresta dal Venezuela sono più colorate, ce ne sono di blu come la farfalla di Nabokov, alcune terminano a punta, le giapponesi sono quasi geometriche, le africane superbe e tenebrose, le italiane più piccole e dai colori terra, nelle messicane predomina il giallo, e si potrebbe continuare per ogni dettaglio delle ali.

Nelle cassette degli insetti poi, troviamo un grosso e lucido scarabeo con la corazza forgiata da milioni di anni come per la guerra, una pelosa tarantola italiana, insieme a certi stecchi che sembrano disegnati col lapis e poi addirittura un draghetto del Borneo, un vero e proprio  drago, con le ventose ai piedi, una lucertola volante che forse non ha saputo spiccare velocemente il suo ultimo volo nella giungla per sfuggire alla cattura.

L’esposizione è del genere natura morta, ma capace di suscitare emozioni vivissime. Sia le farfalle che gli insetti sembrano essere stati sorpresi nel momento del loro massimo vigore,  pronti ad uscire dalle teche, e forse la notte si animano per davvero come nel film “Una notte al Museo” e cominciano a svolazzare per l’edificio.

Conviene affrettarsi a visitare il museo al più presto, prima che decidano di scapparsene per ritornare nelle loro terre!

Bibliografia:

Wallace: Le Farfalle e la Biogeografia Valerio Sbordoni

Poesia e scienza hanno le ali articolo di Carlo Rovelli del Sole24ore

Vicidomini, Salvatore & Iuliani, Luca & Parente, Fulvio. (2001). Pascasio Parente Guardia Sanframondi  Bollettino della Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali, Sezione Campania (n.s.). 2001.

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