Telesia e la Romanizzazione - Telesianarrando

Telesia e la Romanizzazione

Carmine Megaro, di professione Avvocato, nato a Savignano Irpino (Av) nel 1937 e vive a Telese Terme. Oltre al saggio “Civitas Thelesie” , ha pubblicato “Il Ruolo di Telese nel Medioevo” e “Il Senso Storico dell’Iscrizione sul Frontespizio della Chiesa del S.S. Corpo di Cristo di Solopaca”

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Lachiave per interpretare la romanizzazione di Telesia, cioè tutte quelle vicende successive all’azione politica di Roma intesa ad incardinare in maniera definitiva le città caudine autonome nella compagine statutale, dopo aver smantellato la struttura tribale,va individuata nella deduzione della colonia agricola del 120 A.C.

L’utilizzo del sistema viritario graccano per la distribuzione dei terreni però, non interessa soltanto la parte di terreno espropriato a suo tempo dai romani vittoriosi, destinato ad “ager pubblicus” e concesso in coltivazione ad elementi locali, interessa anche aree coltivabili di proprietà privata. Un sistema questo, destinato a creare una crisi alquanto profonda ed irreversibile del comparto produttivo agricolo, con riflessi negativi sull’intera economia. L’andamento decrescente delle attività produttive e lo stato generale di impoverimento dell’elemento italico, si manifestano in maniera non equivocabile nei corredi tombali delle sepolture datate dalla seconda metà del II secolo in poi. E si pongono tra le principali cause della partecipazione dei Sanniti tutti, alla rivolta delle popolazioni Italiche e alla guerra sociale che ne segue.

Diversamente dalle conclusioni storiografiche locali, “la grande e forte Tulisiom non sarà affatto rasa al suolo e cosparsa di sale “senza lasciare di sè alcuna traccia, vittima del rancore di Silla, a conclusione della battaglia di Porta Collina, dove naufragano, in maniera definitiva, le aspirazioni delle genti italiche. La presenza stabile da oltre un cinquantennio, dell’elemento romano all’interno del perimetro urbano dell’abitato sannita, vanifica ogni ipotesi di distruzione o di saccheggio. Anche se espropri, episodi punitivi o proscrizione a danno degli italici, non sono affatto da escludere.

I coloni romani, insediati soltanto in una parte ben delimitata del vasto abitato sannita, introducono unitamente ad un diverso sistema politico-amministrativo, un proprio modello di organizzazione della società urbana, diverso dal locale e influiscono sul tradizionale precedente concetto di aggregazione edilizia.  Inizia con essi un lento e graduale processo di sistemazione urbanistica che culmina, intorno alla fine del I secolo con la costruzione a più riprese della cinta muraria. Destinata però a circoscrivere la sola area sviluppata dai coloni e con il decorrere del tempo a favorire, sia il processo di integrazione e di romanizzazione della componente italica sia l’abbandono e la progressiva dissoluzione delle strutture sannite che si  sono venute a trovare al di fuori delle mura.

Iscrizione di Telesia: L MINUCIUS T F CATO L STATORIUS L F BALBUS PR DUO VIR TURRIS QUINQ D.D.S. FACIUNDAS COERAVERUNT

Lucio Minucio Catone e Lucio Statorio Balbo sono duoviri pretores, massimi magistrati, come attuali sindaci ma in carica solo un anno, della città di Telesia; nell’anno della loro carica i decuriones, senato locale (qualcosa simile all’attuale consiglio comunale) decreta di destinare parte del bilancio della città per l’anno in corso alla costruzione di cinque torri delle mura. La costruzione delle torri rappresentava per la città un notevole impegno economico, che venne dilazionato negli anni e portato a termine da vari magistrati. Lucio Minucio Catone era un esponente di una delle famiglie più importanti di Telesia  (iscrizione e didascalia presso l’antiquarium di Telesia) 

Il nuovo impianto edilizio, ha un notevole impulso. Mediante le trasformazioni del periodo repubblicano e dell’età imperiale nasce una tipologia abitativa di stampo romano. Si costruiscono templi destinati al culto di un pantheon di tradizione latino-romana, le Terme, il teatro, un anfiteatro fuori delle mura e gli edifici pubblici.

La nuova città che si delinea, con il toponimo di Telesia, non ha la tipica sistemazione urbanistica che prevede lo schema ortogonale corrispondente alla centuriazione e la rende uniforme alle altre città romane. Conserva, fino alla dissoluzione nell’alto medioevo il medesimo sistema viario del precedente impianto che insiste nell’area cinta dalle mura e sul quale predispone lo schema urbano. Le stesse mura, per quanto alternate da torri, non hanno affatto la conclamata funzione difensiva, ma ornamentale. La consistenza della Città in questo periodo resta sostanzialmente invariata fino alla sua dissoluzioni, registrata dai dati archeologici intorno al VIII secolo D.C. regolata dai vari sistemi politico-amministrativi che si affermano.

 

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